lunedì 21 marzo 2016

"IMPOSSIBILE NON VOLERLE BENE" Recensione in anteprima del film HEIDI

Se andate al cinema a vedere Heidi i casi sono due: o avete prole di giovane età a cui volete far rivivere le vostre emozioni giovanili di quando guardavate il cartone animato o… siete degli inguaribili romantici, rimasti bambini almeno nell’animo, che vogliono rivivere le emozioni giovanili di cui sopra.

Ammettiamolo pure, le persone che hanno letto il romanzo originale di Johanna Spyri da cui è tratto il film (e il cartone animato) si contano sulle dita di una mano, molte di più invece sono le persone, oggi adulte, che sono cresciute con “ti sorridono i monti” e con “le caprette ti fanno ciao”.
Il film ha quindi l’ardito compito di fare i conti, più che con il romanzo (o con gli adattamenti cinematografici degli anni ’50 di cui si fa fatica a ricordare l’esistenza) con il cartone animato degli anni ’70 realizzato dal gigante dell’animazione Hayao Miyazaki.

La cosa davvero stupefacente è che le somiglianze ci sono tutte e, salvo due o tre difettucci, il film potrebbe essere tranquillamente un episodio speciale del cartone animato. La storia è esattamente quella che avevamo appreso dalla televisione. Heidi è la stessa bambina orfana del cartone animato consegnata a forza al nonno, un burbero montanaro che vive isolato da tutti in una baita sulle montagne svizzere. Nonostante l’iniziale ritrosia, il nonno si lascia intenerire dalla bontà d’animo della nipote e la accoglie nella sua vita. Heidi inizia a godersi la vita di montagna con l’amico coetaneo Peter e tante caprette da portare al pascolo. Ma la vita spensierata viene interrotta da un improvviso trasferimento imposto dalla zia che, letteralmente, vende la bambina a una famiglia benestante di Francoforte, offrendola come compagna di giochi per Klara, la bambina di casa, costretta su una sedia a rotelle.
La permanenza a Francoforte, sebbene ricca di esperienze (Heidi impara a leggere e scrivere e stringe effettivamente amicizia con Klara) risulta molto problematica. Heidi è presa di mira dalla severa governante di casa, la signorina Rottenmeier, tenta più volte e inutilmente la fuga e inizia a soffrire sul piano psicofisico della mancanza del nonno e dei suoi amati monti.
L’intervento della nonna di Klara risolve la situazione, permettendo a Heidi di tornare da suo nonno, e, successivamente accompagnando Klara a trovare l’amica sui monti. Qui Klara, libera dai rigori cittadini e immersa in uno stimolante panorama naturale, recupera l’uso delle gambe.

Come si diceva poche righe più in alto, solo alcuni difettucci rendono il film (poco) diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Prima fra tutte la totale assenza del grosso cane San Bernardo Nebbia e, secondariamente, un eccesso di giovinezza nell’attrice che interpreta la signorina Rottenmeier. Terzo e ultimo difetto, un'eccessiva enfasi retorica nel mostrare panorami montani e voli d’aquile (a simboleggiare la libertà conquistata, perduta e riconquistata di Heidi). Ma tutto questo, nel complesso, non rovina la godibilità del film, che riesce a strappare risate e lacrime nei momenti giusti e fa uscire dalla sala soddisfatti… perché le aspettative, quelle di ritrovare le atmosfere del cartone animato, non sono state tradite!

Un ultimo appunto: se andata vedere Heidi sperando di scoprire il nome del nonno, rimarrete delusi. Lui è sempre e solo "nonno" o, al limite "il vecchio dell’Alpe" ma… se si va a sbirciare nelle note di produzione del film si può scoprire che il suo vero nome è… Almöhi.

Massimiliano Martini

P.S.: No, non c’è la sigla italiana cantata da Elisabetta Viviani "Ti sorridono i monti!" a fare da colonna sonora al film! E non c'è nemmeno quella tedesca, cantata da Gitti & Erica... e nemmeno quella giapponese!

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