venerdì 29 aprile 2016

GRIMSBY - ATTENTI A QUELL'ALTRO, la recensione di un film in cui Sacha Baron Cohen si conferma sempre più Sacha Baron Cohen!

Ha stupito tutti con Borat, fatto impazzire star e gente normale sin dalla sua apparizione con il suo primo film Ali G in da House, è riuscito non solo a bissare il suo successo con pellicole come Bruno (e Borat), ma è stato in grado di stupire in ruoli meno caciaroni ma più impegnativi come l'Ispettore Ferroviario Gustav in Hugo Cabret. E ora, con Grimsby ha tutte le carte in tavola per fare un altro centro perfetto.

La storia inizia con Nobby Grimsby, un gioviale e spensierato hooligan britannico, il classico tipo di persona che si preoccupa poco del futuro. Ha 11 figli ed una fidanzata oversize per cui va pazzo, il suo unico vero cruccio è ritrovare il fratello che ha perso di vista quasi trent'anni prima e che vorrebbe riabbracciare. Dopo tanti anni passati in ricerche infruttuose, finalmente viene a sapere che il suo fratellino scomparso è riapparso e che sarà presente a una importante conferenza ambientalista nella capitale.

Sebastian, il fratello di cui Nobby ha perso le tracce, nel frattempo è diventato un agente segreto di una sezione altamente operativa e tecnologicamente all'avanguardia dell'MI6 (il servizio segreto britanico). Classico stereotipo dell'agente segreto, ibrido tra James Bond ed un personaggio da videogioco, si presenta al pubblico durante un inseguimento a rotta di collo, con riprese tipiche degli sparatutto in prima persona. Al termine della corsa ottiene le indicazioni su un attentato che sarebbe stato realizzato poco tempo dopo nel cuore di Londra.

La tanto desiderata occasione di riabbracciarsi, in realtà si trasforma in una arma a doppio taglio per i due fratelli, che si ritrovano a dover fuggire, inseguiti dalla polizia e dai servizi segreti a causa di una serie di incidenti che portano ad accusare Sebastian della morte del presidente della World Health Organization, del ferimento di un giovane sieropositivo arabo-israliano (il simbolo di 'speranza per un futuro migliore'), e del contagio di Daniel Radcliffe (Harry Potter) con uno schizzo di fluido ematico.

Come si può notare sin dall'inizio, l'ironia graffiante e l'irriverenza di Cohen colpiscono sia personaggi famosi, sia il buonismo, senza lesinare i colpi bassi verso le categorie più deboli; ma non è solo un grande burattinaio, uno capace di far ridere mostrando i lati peggiori dell'umanità, Cohen è anche in grado di trovare il modo di mostrare il lato positivo in categorie disagiate e bistrattate, ironizzate implacabilmente per tutto il film.
Sicuramente non è un film che consiglierei per una visione familiare con i pargoli, in quanto la classica volgarità e l'eccesso di riferimenti fin troppo espliciti, sono i punti in cui il film rischia di fare potenzialmente uno scivolone. D'altro canto però, anche le scene più dirette e pesanti da digerire, nel contesto riescono quasi a dimostrare la loro utilità.

Sergio Raffaele Di Barletta

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