martedì 12 aprile 2016

IL LIBRO DELLA GIUNGLA, recensione in anteprima del geniale aggiornamento di un grande classico Disney

Per quanto sfrutti in maniera mirabile l'effetto nostalgia che la visione de Il Libro della Giungla può generare, questa nuova interpretazione live-action del capolavoro classico della Disney è un film concettualmente molto diverso dall'originale cartone animato del 1967.

Se a muovere la trama del cartone animato e dei racconti originali di Rudyard Kipling era l'incessante necessità di trovare la giusta dimora per ogni essere della giungla, e quindi anche per il cucciolo d'uomo Mowgli, questo nuovo film, diretto da Jon Favreau e scritto da Justin Marks, assume toni assolutamente più moderni è punta il dito sul concetto di diversità e di esclusione e, più specificatamente, sull'idea dell'accettazione del diverso. Parallelamente al percorso di crescita che il giovane Mowgli intraprende, anche il branco di lupi e animali assortiti che lo ha ospitato per i primi dieci-undici anni della sua vita, deve imparare a mettere da parte i pregiudizi e riuscire ad accogliere il cucciolo d'uomo come un membro della comunità animale a tutti gli effetti.


La trama, ben nota ai grandi, non si discosta molto da quella del cartone animato originale, prendendosi solo alcune licenze nello svolgimento e operando invece un sostanziale cambiamento nel finale (ma questo lo scoprirete al cinema... niente spoiler). Mowgli è un cucciolo d'uomo reso orfano dalla tigre bengalese Shere Khan. La pantera nera Bagheera prende a cuore il destino di questo cucciolo e lo affida alle cura di un branco di lupi che lo trattano come un piccolo della loro specie.
Cresciuto sotto la "zampa" protettiva di Bagheera, Mowgli torna a fare i conti che Shere Kahn circa dieci anni dopo, quando il felino pretende che il piccolo umano venga ucciso in quanto ritenuto un pericolo per il branco: gli umani, infatti , sono gli unici esseri in grado di dominare il "fiore rosso" (il fuoco) e questo li trasforma automaticamente in una grave minaccia per la foresta e per gli animali stessi.
Per impedire che Shere Khan uccida il ragazzo, Bagheera si impegna a scortare Mowgli sino al l'accampamento degli umani. Il viaggio si rivela ricco di pericoli, di incontri con altri animali dalle intenzioni ostili (come il serpente Kaa e lo scimmione gigante Re Louie, che vuole carpire il segreto del fuoco a Mowgli) e perfino allietato da qualche momento di spensieratezza, offerto dal pigro e approfittatore orso Baloo. Shere Kan però rimane in agguato e il confronto con Mowgli diventa presto inevitabile.
 
Il film, interamente costruito digitalmente, se non per la parte recitativa di Mowgli interpretato da un bravissimo semi-esordiente Neel Sethi, riesce nel proporre sul grande schermo una versione "all'ennesima potenza" del mondo animale e della giungla indiana. La veridicità dei panorami, degli animali, delle espressioni e dei movimenti rendono perfetta la finzione, portando a un livello estremo l'effetto coinvolgente del film. Se a questo si aggiunge una visione 3D (magari in sala IMAX) lo spettacolo è servito!

Nel solco della tradizione sono inseriti nella pellicola alcuni brani cantati, che qui sono limitati a due inserti (nella versione originale erano presenti almeno sei canzoni) che si integrano a stento con lo sviluppo del film, ma che non disturbano lo svolgimento della trama. Sono sicuramente un piacevole escamotage, per far ricordare ai genitori dei bambini in sala le emozioni della loro infanzia, e un doveroso omaggio al film originale.

La scelta dei doppiatori italiani risulta invece imperfetta. Se da un lato i doppiatori professionisti sono eccezionali come sempre, gli attori italiani chiamati a dare la voce ai personaggi principali (Toni Servillo, Neri Marcorè, Violante Placido e Giovanna Mezzogiorno)  sono parsi leggermente impacciati, risultando a tratti scollati dall'animale a cui prestano la voce. Eccezion fatta per Giancarlo Magalli, la cui interpretazione di Re Louie risulta calzante a pennello per dizione e posa vocale.

Nel complesso un film molto riuscito, molto piacevole e nemmeno eccessivamente lungo, sicuramente adatto ai bambini (mia figlia Chiara di 7 anni era con me e, a parte qualche sobbalzo nei momenti più aggressivi e animaleschi del film, ha retto la visione senza troppe paure), meglio se maschietti.

In poche parole... andate a vederlo!

Massimiliano Martini

LE NOTIZIE PIU' LETTE DELL'ULTIMO MESE