lunedì 25 aprile 2016

Recensione di LUI E' TORNATO, una commedia pericolosamente intelligente che porta ADOLF HITLER ai giorni nostri

A prima vista il film Lui è tornato, basato sul libro omonimo di Timur Vermes, potrebbe sembrare un filmetto di poco conto. Di certo è stato girato con un budget limitato e non ha le pretese delle commedie americane o dei film di denuncia d'alto lignaggio, ma il messaggio che trasmette e il modo in cui lo fa lo rendono un prodotto decisamente interessante e tremendamente duro da digerire, specialmente se si è tedeschi.
David Wnendt, il regista, riesce a mettere in chiaro come la Germania (e il mondo tutto) sia pronta ad accogliere un nuovo Adolf Hitler.

La vicenda prende il via da un evento inspiegato: Hitler si risveglia improvvisamente nel 2014, nello stesso posto dove un tempo era situato il suo bunker, ma in superficie. Ancora spaesato si ritrova tra dei ragazzini intenti a farsi riprendere da un cameraman da due soldi.
Scambiato per un commediante da strada, viene aiutato da un edicolante. Presto il mondo della televisione si accorge di lui e delle sue deliranti affermazioni, e non tarda a corteggiarlo. Ciò che dice appare perfettamente coerente col personaggio, ma le sue parole vengono intese (erroneamente) come una critica al nazismo.
Il Fuhrer viene quindi ingaggiato come comico, e portato alla ribalta, diventando un fenomeno culturale (in realtà schernito e sbeffeggiato) dall'incredibile successo mediatico.
Già tutto questo basterebbe per sostenere il messaggio intrinseco del film, ovvero la pericolosità con cui un fiero sostenitore dell'ideologia nazista potrebbe riuscire ad avere un consenso condiviso anche al giorno d'oggi; ma la pellicola (e il libro) fa molto di più. Hitler cerca il confronto sulle strade, tra la gente comune, e trova (non da tutti, ma da molti) l'apprezzamento che ritiene gli si debba tributare.


Affronta i partiti politici e ne denuncia le debolezze, partecipa a trasmissioni televisive e ottiene applausi. E' sempre più credibile, ma quello che non riesce a percepire è che le frange estremiste dei suoi sostenitori sono in realtà la sua debolezza. L'Hitler del 21° secolo è visto dai neo-nazisti come una caricatura, una presa in giro a quegli ideali che lo portarono ad essere il Fuhrer, e per questo deve essere punito.
Ma anche dopo essere finito su un letto d'ospedale, il Fuhrer non si piega e torna a infervorare la popolazione con le sue parole, questa volta tramite un libro scritto di suo pugno e un film sulla storia del suo ritorno.

La perfetta riuscita della pellicola è sicuramente da imputare all'ottima performance di Oliver Masucci nei panni del Fuhrer. Masucci è perfetto e solenne. Riesce a trasmettere autorevolezza al personaggio pur essendo macchiettistico. Tutto ciò che fa è estremamente credibile. Non possiamo sapere se Adolf Hitler fosse davvero così, ma siamo pronti a scommettere che lo fosse.
La scelta registica, poi, aiuta a dare quel tocco di veridicità alla messa in scena. Lo stile scelto si avvicina al falso documentario, con ampio uso della telecamera a mano, con inquadrature non perfette e con l'uso di tanta improvvisazione (parte delle scene per le strade sono state girate approcciando i passanti, senza veri attori).
Geniale la citazione della scena più famosa della cinematografia sul Fuhrer, quella che spopola su YouTube con tantissime parodie tratta da La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler con Bruno Ganz.

Scena tratta da La caduta - Gli ultimi giorni di Hitler

Lui è tornato è una commedia che osa essere molto di più, una denuncia alla debolezza umana, un monito alle genti presenti e future sul rischio che corriamo ogni giorno dando credito a chi, in televisione o sui media in generale, sa essere più convincente di altri.
Un film assolutamente da vedere anche se non si è tedeschi.

Masimiliano Martini

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