giovedì 12 maggio 2016

PERICLE IL NERO, recensione in anteprima del camorra-movie con RICCARDO SCAMARCIO


Liberamente ispirato dall'omonimo romanzo di Giuseppe Ferrandino, il film è incentrato sulle vicende Pericle detto 'Il Nero' (Riccardo Scamarcio), un ragazzotto che si divide tra due attività che porta avanti grazie a una particolare dote che gli permette di avere erezioni a comando, senza ausili esterni. A tempo perso fa la comparsa in alcuni film porno, anche se le sue peculiarità non ne fanno un grande protagonista, soprattutto perché la sua recitazione è sempre piuttosto meccanica, impersonale, non si lascia coinvolgere dall'azione sul set. Invece l'attività principale del 'Nero', anche se non remunerata, è quello di uomo di fiducia per Don Luigi (Gigio Morra), un boss camorrista che ha creato un suo piccolo regno in Belgio. Per lui Pericle "fa il culo alla gente", nel senso letterale del termine, visto che si occupa di 'riportare alla ragione' chi rifiuta di pagare il pizzo o non cede l'attività; dopo aver tramortito il suo bersaglio con un sacchetto di sabbia, sodomizza il malcapitato, lasciandolo inerme e con i calzoni abbassati, dando modo di fornire un chiaro esempio per gli altri ed affondando l'autostima della vittima.
La vita relativamente tranquilla di Pericle, subisce un improvviso cambiamento di rotta quando, inviato ad occuparsi di un prete, viene scoperto da una anziana donna che lo addita affermando di aver conosciuto sua madre. La reazione istintiva di Pericle è quella di colpire anche lei, facendola crollare a terra. Vedendo del sangue sul pavimento, 'Il Nero' interrompe la missione e scappa dal luogo dell'aggressione, andando immediatamente da Don Luigi per informarlo del casino che ha combinato.


Convinto di poter avere la protezione del Don, si ritrova improvvisamente a doversi nascondere in quanto la donna che ha ammazzato, in realtà è 'Signorinella', la sorella di un altro boss locale che in passato ha creato non pochi problemi alla 'famiglia'.
Il luogo sicuro indicato da Don Luigi viene bruciato nelle prime ore, l'assassinio delle persone che lo stanno nascondendo lo porta a capire che non solo sulla sua testa pende una condanna a morte, ma che il boss lo ha tranquillamente venduto.
Pericle riesce a salvarsi in una rocambolesca fuga attraverso il Belgio, giungendo tra diverse peripezie sulla costa Francesce, dove l'inatteso incontro con Anastasia (Marina Fois), che lo accoglie in casa, gli da la temporanea sensazione di poter fare parte di una famiglia, mostrandogli la possibilità di una nuova esistenza.
L'arrivo di altri sicari lo riporta brutalmente alla sua vita, alla condanna a morte che si ritrova sul capo e alla necessità di rimettere in gioco tutto.

Le cose che saltano subito agli occhi sono due: la prima è la decisione di spostare una storia, ambientata originariamente nella provincia partenopea, in un contesto lontano come il Belgio, pur mantenendo molti punti fissi con l'infrastruttura narrativa.

La seconda cosa, che personalmente mi ha lasciato piacevolmente sorpreso, è la pronuncia di Riccardo Scamarcio, che è riuscito a padroneggiare bene il tipo di accento in bilico tra l'essenza italiana e partenopea, con quella dell'emigrante che ha ormai adottato il francese come lingua madre.

Non sono un fan di questo attore, ma mi ha convinto sia nell'intensità dei momenti in cui vive la scoperta di un rapporto familiare nuovo e sconosciuto, sia la parte vendicativa e di rivalsa durante il dipanarsi della trama.


Sergio Raffaele Di Barletta

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