mercoledì 25 maggio 2016

Recensione in anteprima di COLONIA. Potranno, due giovani, sfuggire alla polizia cilena, dopo il golpe militare avvenuto in Cile nel 1973?

9 settembre 1973, Salvador Allende è da un anno il primo presidente democraticamente eletto nel Cile, in tutto il paese sorgono spontanei gruppi di supporto che dimostrano apertamente il loro amore per questa figura politica che è riuscita a raccogliere consensi tra socialisti, comunisti, radicali e cattolici di sinistra. Tra i suoi sostenitori c'è un giovane tedesco: Daniel (Daniel Brühl), autore di alcuni poster propagandistici di successo e fotografo semi dilettante.
Durante uno dei comizi di piazza, incontriamo la sua fidanzata: Lena (Emma Watson), una hostess della Lufthansa che settimanalmente atterra a Santiago. Salutati i colleghi, la giovane si lancia nella folla per abbracciare Daniel con cui si allontana per passare i successivi due giorni, prima di doversi imbarcare nuovamente nel volo di ritorno.
La felice parentesi si infrange improvvisamente quando, la mattina dell'11 settembre, una telefonata stravolge la vita dei due ragazzi: il Generale Augusto Pinochet è salito al potere grazie al golpe che ha di fatto spazzato via Allende e il suo governo marxista.
La fuga dei due ragazzi però ha vita breve, a causa anche di Daniel, che ha fotografato le violenti azioni dell'esercito durante la brutale persecuzione dei comunisti cileni. Malmenati e bastonati, Daniel e Lena si ritrovano all'interno dell'Estadio Nacional de Chile con tanti altri cileni sospettati, a ragione o a torto, di essere rivoluzionari. Un tizio con la testa coperta da un cappuccio riconosce alcune figure vicine all'ormai defunto presidente Allende e indica Daniel come l'autore dei poster propagandistici, il giovane viene portato via e caricato su una ambulanza che si allontana nella notte. Le successive ore, per il giovane, si rivelano un vero incubo, portato da qualche parte sotto terra, viene picchiato senza pietà e torturato mediante ripetuta elettrocuzione in diverse parti del corpo.
Appena liberata, Lena si rivolge ad un rappresentante di Amnesty International che, dopo la descrizione del mezzo su cui è stato caricato Daniel, le rivela la probabile destinazione del giovane: Colonia Dignidad, una località a 35 kilometri a sud-est di Parral, nella provincia di Linares. Il villaggio apparentemente sarebbe la sede di una setta religiosa, retta da Paul Schäfer, o Piox, come preferisce farsi chiamare.
 

Dopo aver avvisato un suo collega della sua intenzione di rimanere a Santiago, chiedendogli di coprirle le spalle, tanto sarebbe stata di ritorno con il volo della settimana successiva, Lena, indossando abiti molto casti, si reca verso la colonia, dove riesce a entrare passandosi per una suora laica in cerca della fede.
 

Una volta dentro alla Colonia, Lena scopre la vera personalità di Shaefer: ex nazista che, scampato alla fine del Reich, si è rifugiato tra quelle montagne, con il fine di creare un'utopica versione del perfetto villaggio bavarese, dove ricreare una società perfetta.
Daniel, ripresosi dal trattamento inflitto dai suoi aguzzini, riesce a fingere di aver subito dei danni cerebrali permanenti e può aggirarsi quasi indisturbato per tutto il campo, ignorando la presenza di Lena.
Diverse settimane dopo l'arrivo dei giovani, riescono ad incontrarsi, e organizzano una fuga rocambolesca che però subirà diversi intoppi.

Questo film è fortemente ispirato al triste realtà del Cile di quegli anni, la Colonia Dignidad è realmente esistita e, per circa 40 è stato il dominio incontrastato di Paul Schäfer, ex Nazista fuggito al crollo del Reich e rifugiatosi realmente in Cile, dove ha potuto godere della protezione sia dell'Ambasciata Tedesca, sia del regime di Pinochet a cui ha fornito per diverso tempo sia armi convenzionali, sia gas asfissianti e altro materiale bellico. Dopo la caduta di Pinochet è riuscito a scappare in Argentina. Nel frattempo la Colonia ha assunto il nome di Villa Baviera, nel tentativo di darsi una patina più rispettabile e dimenticare le atrocità che vi si erano svolte.

Che dire di questa pellicola... ho pensato e ripensato sia al contesto storico, sia alle scenografie ed all'intensità interpretativa del cast, non posso non ammettere che sia Emma Watson, sia Daniel Brühl sono stati grandiosi, la prima nel mostrare la trasformazione da una allegra e spensierata hostess della Lufthansa a morigerata e piatta aspirante adepta della setta, pur mantenendo il suo pensiero fisso sulla missione di liberare il suo fidanzato. Bruhl è stato forse ancora più convincente, soprattutto durante le scene in cui finge di aver subito grossi danni cerebrali, per potersi avvantaggiare nel tentativo di trovare una fuga. Certamente Michael Nyqvist non è una scoperta dell'ultima ora, però l'attore norvegese conferma la sua carica drammatica e capacità di impersonare il male nei panni di Schäfer, portando lo spettatore a detestare platealmente l'ex SS non solo per la sua crudeltà, o la pedofilia, ma per la sua stessa fisicità ed imposizione sulla scena.

Consiglio vivamente a tutti di guardare questa pellicola ricordando che è una opera romanzata, ma che gran parte di essa è storia, con l'augurio che possa essere di monito per i nostri ragazzi.

Voto: 8 su 10

Sergio Raffaele Di Barletta

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