venerdì 27 maggio 2016

Recensione in anteprima di MIAMI BEACH, "cine-ombrellone" sbiadito dei fratelli VANZINA

Quanti anni sono che i fratelli Vanzina imperversano tra commedie all'italiana e cine-panettoni? Si può dire che siano stati loro ad inventarli e a portarli al successo eppure...
Eppure a vedere quest'ultimo Miami Beach, sembra che il genere sia arrivato al capolinea.

Intenzionati a dipingere il mondo degli studenti dei campus universitari americani, Carlo (il regista) ed Enrico (lo sceneggiatore) Vanzina non centrano il bersaglio e scivolano già dai primi minuti nella consolidata (e abusata) commedia degli equivoci all'italiana, trasformando tutta Miami in una "borgata" di quattro vie, due locali, una villa e un risicato campus studentesco.
Dove sono le spiagge, le feste, le confraternite e, più ingenerale, l'immaginario tutto americano che i media ci hanno abituato a conoscere?

La vicenda è divisa in due episodi (la narrazione episodica è un consolidato metodo cinematografico "alla Vanzina") che scorrono paralleli sul grande schermo.

A Fiumicino, in aeroporto, si incrociano due famiglie "ristrette" in partenza per Miami; la prima composta da Luca (Filippo Laganà), giovane romano figlio di Giovanni (Max Tortora) e la seconda formata da Valentina (Camilla Tedeschi), giovane milanese figlia di Olivia (Paola Minaccioni). Roma e Milano, nel più consolidato degli stereotipi, si scontrano per tutto il volo ma, una volta arrivati nel campus, i due ragazzi si mettono subito assieme. Stesso destino hanno mamma e papà, convenientemente divorziati, che dopo giornate di insulti e parolacce, finiscono per condividere un po' di carnascialesca passione.

Sempre all'aeroporto romano Giulia (Neva Leoni) scappa dal padre Lorenzo (Ricky Memphis) insieme a delle sue amiche coetanee di 17 anni, e assieme volano a Miami per un festival dei DJ. Negli States Giulia si invaghisce di Filippo (Giampaolo Morelli), agente immobiliare di origini italiane decisamente più grande di lei, sciupafemmine ma estremamente corretto. Il padre insegue la figlia in America e, arresosi all'evidenza di non riuscire a cavarsela in terra straniera, si affida allo studente universitario fuoricorso e perditempo Bobo (Emanuele Propizio). Tra i due si instaura un rapporto padre/figlio come entrambi non hanno mai avuto.

Quel che ne viene fuori è una triste parodia dell'italiano all'estero, tra gli stereotipi più comuni, e pochi momenti davvero divertenti, per lo più lasciati alla fisicità di Tortora, forse il personaggio più riuscito di tutto il film. I giovani attori non riescono a imporsi sullo schermo, non riuscendo a bilanciare la prorompente presenza degli attori più grandi.
La trama ha dell'inverosimile, e riduce tutto il film a una sbiadita cartolina di Miami che mal si integra con le vicende.

Va però ammesso che da questo genere di "cine-ombrelloni" (chiamarli cine-panettoni mi sembra climaticamente errato!) non ci si aspetta certo un approfondimento culturale o una realizzazione da Festival blasonato... Ci si aspetta il divertimento e la spensieratezza ma, purtroppo, con Miami Beach se ne trova davvero poca.

Massimiliano Martini
 
Al cinema dal 1° giugno.

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