mercoledì 27 luglio 2016

NEW YORK ACADEMY, recensione in anteprima. Balli e musica coinvolgenti... e niente più

Non passa anno che un film musicale, fatto di drammi amorosi, musiche coinvolgenti e balli sfrenati non arrivi sul grande schermo.
Quest'anno tocca a New York Academy, film andato drammaticamente male in America, scritto dai coniugi Michael e Janeen Damian e diretto da Michael. I due artisti, ballerina di danza classica lei, (poi attrice scrittrice e produttrice), cantante, attore e regista lui, hanno voluto infondere la storia con elementi della loro vita professionale rispecchiandosi nella ballerina Ruby e nel violinista Johnnie del film. L'intento è quello di mostrare alle giovani leve quanto sacrificio comporti perseguire una carriera nel mondo della danza e della musica e quante soddisfazioni essa possa dare.

I due giovani protagonisti si incontrano per caso nella metropolitana newyorkese, dove lui si esibisce come artista di strada, e praticamente subito scocca la scintilla d'amore che li porterà a rincorrersi e allontanarsi, fino a ad arrivare a collaborare per vincere una gara congiunta di ballo e musica.
La trama non presenta particolari guizzi d'originalità e si limita a giustificare i vari momenti di danza  e musica con testi scarni e banalotti.

Ma da un film così, non pretendiamo che la trama funzioni; vogliamo invece balli ben coreografati e coinvolgenti e una trascinante scelta musicale. E questi New York Academy li ha, forte di un cast di attori che, più che attori, sono veri ballerini e performer.


Ruby, la giovane ballerina di danza classica che arriva a frequentare l'accademia più prestigiosa di New York, è in realtà Keenan Kampa, una ballerina pluripremiata, medaglia d'oro a diversi concorsi e prima ballerina americana a conquistare il Diploma alla Vaganova Academy di San Pietroburgo.


Johnnie è Nicholas Galitzine, cantante e musicista professionista ora prestato al cinema. Accanto a loro un cast di ballerini e musicisti che sanno infondere lo spirito dell'arte alla pellicola ma, purtroppo, non lo spirito del cinema.


I giovani attori difettano in recitazione almeno quanto eccellono in danza e la scelta registica di Damian, di prediligere i primi piani, certo non aiuta a donare credibilità alla messa in scena. A complicare il tutto troviamo un taglio fotografico (e registico) molto da serie televisiva, quasi da soap opera, che restringe l'ottica e fa sembrare ogni ambiente la riproduzione in scala di un set.

La storia poi non concede nulla all'originalità: storia d'amore prevedibile condita da sfide su sfide a ritmo di musica classica, resa moderna schiacciando sul ritmo, grandi dosi di hip-hop e colpi di scena secchi, mai preparati da un'adeguata costruzione narrativa.


New York Academy è un film da vedere se siete interessati alle performance di ballo sfrenate, altrimenti lasciate perdere.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 18 agosto.

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