lunedì 18 luglio 2016

Recensione in anteprima di LA NOTTE DEL GIUDIZIO - ELECTION YEAR, gratuitamente violento ma infarcito di un forte messaggio sociale

Dopo aver mostrato l'orrore che si nasconde tra le pareti di un singola casa e la violenza che dilaga tra le strade della città, la saga di La notte del giudizio propone un terzo capitolo dove la prospettiva è decisamente più ampia. L'orrore e la violenza ora arrivano a livelli nazionali, con la contaminazione della classe dirigente e di tutto il sistema politico.

Già nel secondo capitolo, intitolato Anarchia - La notte del giudizio,  si aveva avuto il sentore che dietro all'istituzione del giorno dello Sfogo, quell'unica giornata in cui sul territorio statunitense tutti i crimini erano concessi, si nascondessero fini politici ed economici, ma ora il fatto è fuori d'ogni dubbio.

Parallelamente all'ampliarsi delle proporzioni in cui la violenza prende il sopravvento, anche la protesta contro un sistema di epurazione delle minoranza così meschino, cresce di film in film. Se nel primo La notte del giudizio il dissenso era solo espresso dai genitori di una famiglia perbene, e nel secondo film faceva la comparsa un'organizzazione sotterranea di ribelli, ora vediamo come coloro che non sostengono questa pratica si organizzino con ronde clandestine di soccorsi, ospedali non autorizzati e operazioni di protesta vere e proprie.

Il messaggio di questa saga è brutale e veritiero. Attraverso la realtà distopica di una società che concentra la violenza in un unico giorno (in realtà 12 ore notturne), l'autore mette sul grande schermo una protesta ben definita contro il dilagante proliferare di armi e il divario sociale che porta la gente a prendersela con le minoranze. Mostrare una società basata sulla sopraffazione legalizzata, anche se solo per una notte, equivale a mostrare lo specchio dei tempi in cui di fatto viviamo e, più di ogni altra nazione, vivono gli Stati Uniti d'America.

La notte del giudizio: Election Year racconta la strenua lotta per la sopravvivenza della Senatrice Charlie Roan (Elizabeth Mitchell) dei nuovi Stati Uniti, candidata alla Presidenza, presa di mira dai Nuovi Padri Fondatori (il governo) della nazione perché apertamente schierata contro la pratica dello Sfogo (le 12 ore di violenza legalizzata).


La classe politica dirigente non vuole perdere il controllo  e tanto meno rinunciare a tale avvenimento, schiera così contro di lei e il suo risicato gruppo di protettori e sostenitori, le più letali forze militari.

La resa finale è un thriller d'azione adrenalinico. Una continua fuga per la sopravvivenza infarcita di violenza gratuita, sangue e scontri armati, dove la violenza chiama indiscutibilmente altra violenza e dove il regista James DeMonaco (autore e regista di tutti e tre i capitoli) si compiace di mostrarla. Lo scopo è evidente, far partecipare il pubblico della nausea che prova l'interprete principale davanti a tutta questa violenza.


La notte del giudizio: Election Year trasmette questo messaggio di insensatezza della violenza, perché ce la mostra come gratuita e fine a se stessa, e riesce a proporla anche nella versione più corrotta delle sue manifestazioni, quella autogiustificata perché perpetrata a fin di bene.

Il film, così come i suoi due predecessori, è perfettamente comprensibile anche a chi non ha visto i precedenti capitoli. Di fatto non è un sequel, ma la proposizione di un diverso aspetto dello stesso tipo di vicende.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 28 luglio.

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