lunedì 11 luglio 2016

Recensione in anteprima di THE LEGEND OF TARZAN, un film così perfetto che scivola via senza lasciare il segno

Premetto che non ho memoria delle opere di Edgar Rice Burroughs da cui le versioni cinematografiche e televisive di Tarzan sono state ripetutamente tratte. Quindi non sono in grado di giudicare se questo nuovo The legend of Tarzan sia realmente fedele all’opera originale o ne sia un’abile reinterpretazione.

David Yates, già regista degli ultimi quattro Harry Potter, affronta questa sfida con intenti lodevoli, ovvero quello di rinverdire il mito di Tarzan con un’interpretazione moderna del classico uomo scimmia/re della giungla. La scelta ricade quindi sull'intento di abbandonare le noiose origini di Tarzan e di far partire la narrazione da quando Lord Greystoke, John Clayton III, ha ormai lasciato la sua vita africana e ha preso possesso della sue ricca eredità a Londra. Già sposato con la sua Jane, Lord Greystoke è ora un membro della Camera dei Lord inglesi e appoggia la moglie in iniziative filantropiche. Peccato però che questo incipit, così forte sulla carta, venga appesantito da continui flashback, che raccontano l’origine del mito e la sua evoluzione. Insomma, un altro film nel film, il solito film su Tarzan.


L’intera vicenda è una grande storia d’amore, ma non verso la bellissima ed esuberantissima Jane, il cui amore è già assodato sin dall’inizio, ma verso quell’Africa che i due si sono lasciati alle spalle e per la quale Jane sospira ancora.

La vicenda prende il via dalle pretese coloniali del Re del Belgio sul Congo. L’emissario della corona deve impossessarsi di ricchi giacimenti di diamanti, al momento sotto il controllo di una tribù locale che nutre dei rancori verso Tarzan.
Attirato con l’inganno a tornare in Congo, Tarzan dovrà sfuggire all’intento dell’emissario belga Leon Rom di consegnarlo in pasto alla tribù. Dovrà poi riunire indigeni e animali contro l’invasore, per salvare la sua Jane e tutto il Congo.

Ovviamente infarcito di una sottotrama anticolonialista e antirazzista, il film indulge su queste tematiche facendosene portabandiera (il che non è male, ma viene comunque da chiedersi se il singolo intervento di Tarzan, nella finzione scenica, sia stato davvero sufficiente per risollevare le sorti dell’intero Congo) e unisce alle dinamiche del film un fortissimo effetto “documentario” portandoci a esplorare i panorami principali del Congo in una continua carrellata di paesaggi suggestivi.

I personaggi rientrano nello stereotipo della costruzione moderna dei film d’azione. Bello e ombroso lui, il Tarzan di Alexander Skarsgård, novello Bruce Wayne che per diventare Batman si sveste invece che indossare un’armatura.


Bella, vivace e agguerrita lei, Jane, contemporaneamente pulzella in pericolo e artefice del proprio destino, interpretata da una spumeggiante Margot Robbie.


Inevitabile spalla comica (e meno male che c’è) Samuel L. Jackson, nei panni di George Washington Williams, coraggioso ex-soldato e osservatore, per conto degli States, in Africa della situazione geopolitica, inizialmente male accetto poi indispensabile compagno di avventure di Tarzan.


Istrionico il villain, superbamente interpretato da Christopher Walz che, però, non fa niente di più del suo consueto personaggio cattivo molto sopra le righe.


L’impressione che il film trasmette è quella di scivolare via su una sceneggiatura ben oliata, capace di spiegare e giustificare ogni cosa con la giusta battuta e la giusta inquadratura al momento giusto. In questo risulta essere un prodotto molto televisivo. Ciò nonostante il film non riesce stupire e all’uscita dal cinema non resta nulla se non una stranissima impressione che il Congo, terra di oltre 2.345 milioni di chilometri quadrati, sia in realtà esteso come il salotto di casa, dove si posa passare dalla giungla a un villaggio, dal mare al deserto in pochi minuti di corsa, un tuffo tra le liane e una passeggiata.

Un grande sforzo produttivo per una storia, quella di Tarzan, che forse ha segnato il suo tempo e che, a mio giudizio, non ha più bisogno di essere portata al cinema.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 14 luglio.

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