mercoledì 20 luglio 2016

Recensione in anteprima di STAR TREK BEYOND, un caldo abbraccio al cuore dei fan

Ci sono voluti anni perché un fan di vecchia data come me riuscisse a digerire l'operazione reboot attuata su Star Trek. Legato com'ero (e come sono) all'immaginario classico della saga e ai suoi personaggi, vederli riproposti sul grande schermo in maniera totalmente diversa da come li ricordavo aveva suscitato in me forte disprezzo per Star Trek del 2009 e Star Trek Into Darkness. I due film, seppur geniali nel presentare una linea temporale differente (la cosiddetta Kelvin Timeline) da quella canonica, peccavano di un forte pressapochismo descrittivo, compiendo grossolanerie che un fan hardcore difficilmente poteva digerire. La cosa davvero fastidiosa, almeno per me, era vedere quei personaggi ormai ben delineati da decenni di episodi televisivi e film, mostrati in un aspetto embrionale, ancori insicuri di cosa potessero essere, fragili ombre di ciò che erano già stati nei film precedenti grazie ad altri attori e autori.

Ma con Star Trek Beyond è tutto diverso.

Star Trek Beyond è un caldo abbraccio al cuore dei fan. E' la celebrazione di Star Trek. E' un solido fan service aggiornato ai tempi moderni. E' lo stesso tipo di operazione che venne fatta quando alla serie classica venne aggiunta la serie animata. All'epoca la serie animata permise di mostrare situazioni e personaggi che per la televisione degli anni '60 erano impossibili, principalmente a causa della limitazione al budget e alle risorse tecniche necessarie per realizzare gli effetti speciali. Star Trek Beyond è questo, un episodio della serie classica spinto coraggiosamente e visivamente "oltre" (perdonatemi il gioco di parole con "beyond" in italiano) i suoi limiti. E' fantascienza resa plausibile, non solo con tante chiacchiere tecnologiche ben congegnate (e fortissimamente Trek), ma con un'estetica, potenziata dagli effetti speciali, estremamente avveniristica e convincente.

I personaggi sono finalmente quelli che abbiamo sempre conosciuto, i loro drammi morali, il loro percorso di crescita li ha portati a diventare "adulti". Non sono più cadetti adolescenti incapaci di prendere una decisione. Sono ufficiali della Flotta Stellare e, cosa ancora più evidente, sono finalmente diventati un equipaggio, una famiglia.

Da qui in avanti trovate la narrazione del film poco "spoilerosa" (ma pur sempre spoilerosa"). E' scritta in bianco su bianco. Per leggerla dovete selezionarla come per copiarla. Se volete godervi a pieno l'impatto emotivo del film non leggetela.

Il film inizia con una semplice missione diplomatica che non va a buon fine. Niente di drammatico: solo che un particolare manufatto che il Capitano Kirk deve consegnare a una razza aliena come dono di pace da parte di un'altra razza, viene rifiutato. Sarà proprio quel manufatto, in realtà un componente di un'antica arma, ad attirare l'attenzione del cattivissimo Krall sull'Enterprise.

La missione quinquennale dell'Enterprise continua ormai da 966 giorni (9-66, settembre 1966. Mese e anno in cui Star Trek venne trasmesso per la prima volta), l'equipaggio è ben affiatato ma la stanchezza di una missione fatta di infinita routine incomincia a farsi sentire. Una sosta presso la Base Stellare Yorktown sembra essere l'occasione ideale per garantire a tutti un po' di riposo ma, come accadeva spesso negli episodi televisivi, un periodo di licenza non si risolve mai nel migliore dei modi.

Intanto abbiamo modo di addentrarci nei pensieri del Capitano Kirk e di Spock. Il primo è afflitto dall'idea di compiere gli anni e di diventare più vecchio di quanto suo padre, un eroe della Flotta, sia mai stato. Le aspettative che Kirk si sente addosso lo inducono a considerare una carriera da Vice Ammiraglio, comodamente seduto dietro a una scrivania.
Spock ha problemi con Uhura, collega e fidanzata. il Vulcaniano sente l'impegno morale di ripopolare la sua specie, pesantemente decimata nel primo film reboot. Questo crea dissapori nella coppia. Ad aumentare la sua convinzione di dover far ritorno su Nuova Vulcano arriva anche la notizia della morte dell'Ambasciatore Spock, la sua controparte anziana proveniente dalla linea temporale "classica". Spock decide di voler seguire le orme di sé stesso anziano, collaborando così alla ricostruzione della sua comunità.

Kirk e Spock vorrebbero confessarsi, da amici, i loro propositi, ma non hanno il tempo di farlo perché una richiesta d'aiuto, proveniente da una nave in difficoltà, fa subito partire l'Enterprise per una missione di soccorso.

La richiesta di soccorso non tarda a manifestarsi come una trappola. Un inganno ordito dall'alieno Krall per attirare l'Enterprise abbastanza vicina al suo pianeta, Altamid,  in modo da poterla attaccare con uno sciame di piccole navette letali. L'Enterprise non regge all'attacco e si schianta, letteralmente a pezzi, sul pianeta. L'equipaggio, dopo aver abbandonato la nave con le capsule di salvataggio, è disperso sulla superficie.

Mentre le forze aliene rastrellano i superstiti, necessari a Krall come fonte di sostentamento di energia vitale (sì, è una sorta di vampiro), Spock e McCoy si trovano isolati tra le rocce. I due, complice la situazione di grave pericolo e lo stato di salute precario di Spock, gravemente ferito e incapace di mantenere l'autocontrollo tipico dei Vulcaniani, arrivano a confessarsi reciproca stima scoprendo (ma noi lo sapevamo già) che la forza della loro unione è proprio l'amicizia che li lega entrambi a Kirk.

Kirk e Chekov, atterrati non lontano dal relitto della sezione a disco dell'Enterprise, riescono a tornare a bordo, nel tentativo di localizzare, con l'aiuto della strumentazione ancora parzialmente attiva, altri membri dell'equipaggio.

Scotty si trova isolato, ma in suo soccorso arriva una giovane aliena, Jaylah, che in cambio di aiuto nel suo tentativo di fuga dal pianeta, promette all'Ingegnere di fornirgli assistenza nel trovare i suoi amici.

Sulu e Uhura sono prigionieri, assieme a gran parte dell'equipaggio, delle forze di Krall. Sono loro a scoprire che il manufatto custodito sull'Enterprise, oggetto della ricerca di Krall, è in realtà un arma che l'alieno vuole scatenare contro la Base Yorktown, come atto estremo di una vendetta covata per anni contro la Federazione. Purtroppo l'oggetto, custodito da un membro dell'equipaggio, viene trovato dall'alieno, e così Krall si prepara a sferrare l'attacco.

Il rifugio di Jaylah, dove Scotty viene accolto, si rivela essere una vecchia nave della Flotta risalente ai primi anni della fondazione della Federazione dei Pianeti Uniti, la U.S.S. Franklin. Con qualche modifica e i consueti miracoli di Scotty, il vascello viene messo in condizioni di funzionare e, grazie al teletrasporto, Spock e McCoy vengono recuperati. Da lì a poco anche Chekov e Kirk si uniscono al gruppo e, tutti assieme, ordiscono un piano di recupero del resto dell'equipaggio.
Grazie a un diversivo, cioè Kirk che scorrazza nel campo di prigionia nemico su una moto, vecchio cimelio ritrovato sulla nave, tutti i superstiti vengono recuperati.

Ma l'attacco alla Yorktown è ormai partito. Alla Franklin, con a bordo l'equipaggio dell'Enterprise, non resta che accorrere in soccorso.
Lo scontro si sposta all'interno della base e si risolve con una sfida diretta tra l'alieno Krall, ormai rivelatosi come il Capitano della Franklin, abbandonato sul pianeta Altamid  e corrotto dalla tecnologia aliena ritrovata sullo stesso pianeta, e il Capitano Kirk. Krall vuole attivare il manufatto, cioè l'arma aliena, dentro la base ma viene fermato in una avvincente lotta all'ultimo pugno  in condizioni di gravità incontrollabile. La base è salva.

Il finale ci mostra l'equipaggio ancora una volta unito, finalmente in licenza e determinato a rinsaldare quel sentimento di famiglia allargata che è stata la forza della loro sopravvivenza. Kirk si convince che il suo posto è tra le stelle assieme al suo equipaggio e si unisce ai festeggiamenti, inizialmente non voluti, per il suo compleanno. Spock riceve gli averi dell'Ambasciatore Spock e, ancora indeciso su che strada intraprendere, trova tra di essi una fotografia che ritrae l'equipaggio dell'Enterprise, quello originale, ritratto sul ponte di comando dell'Enterprise-A da Star Trek VI: Rotta verso l'ignoto, e capisce che il suo destino è con i suoi amici e colleghi.

Il film si chiude con le immagini che ogni fan aspetta di vedere... una nuova nave attende i nostri eroi, la NCC-1701-A U.S.S. Enterprise.

Va riconosciuto il merito ai due sceneggiatori, Simon Pegg e Doug Jung, di aver costruito una storia che riesce a definire i personaggi in maniera precisa, avvicinandoli sempre più agli archetipi del passato.
La regia di Justin Lin ha una chiara vocazione action. E' ipercinetica dall'inizio alla fine. Il film ha per la quasi totalità un ritmo frenetico ben stemperato da dialoghi essenziali infarciti di rimandi, battute e riferimenti al mondo di Star Trek costruito in 50 anni di storia. Quei pochi momenti di calma, perlopiù all'inizio del film, sono lo specchio di una riflessione più ampia, proiettata verso il futuro. La routine che avvolge la nave nella sua missione quinquennale riflette i 50 anni di storia Trek, una bellissima routine con cui la cinematografia di Star Trek deve fare i conti, deve evolvere  e deve trovare la sua strada... andando oltre. La domanda è se sia necessario cambiare, e la risposta, paradossalmente, è che il cambiamento non è necessario. Star Trek non ha bisogno di cambiare i contenuti, ha solo bisogno di cambiare la forma in cui vengono presentati, così come il creatore di Star Trek, Gene Roddenberry, ha sempre fatto, rendendo la sua creazione lo specchio dei tempi reali.
In quest'ottica anche l'alieno Krall, SPOILER --> in realtà un eroe della Flotta Stellare, figlio del passato, incapace di evolversi e di abbracciare la nuova Federazione che lui stesso ha contribuito a creare, è lo specchio del fandom più oltranzista, incapace di chiudere i conti col passato di Star Trek e di abbracciare il nuovo corso.

A livello strettamente tecnico il film ha una forte debolezza nella costruzione della parte centrale. Là dove l'azione prende il sopravvento la storia stenta a definire con precisione gli intenti e le motivazione del cattivo. Se per la squadra di Kirk rispondere alla minaccia aliena è un imperativo, anche senza conoscerne le motivazioni (se distruggi la nave, se rapisci l'equipaggio, ovviamente l'eroe reagisce, si difende, e cerca di salvare i suoi amici), per il pubblico saperne di più è fondamentale per capire la storia e accentarne le dinamiche. Queste motivazioni diventano palesi molto avanti nella trama, portando lo spettatore a chiedersi più di una volta il perché di certi comportamenti, senza ottenere una risposta.
Se il primo atto è memorabile, poi si entra in una corsa a perdifiato che porta il film fino a poco prima dei titoli di coda. Una scelta stilistica che non tutti apprezzeranno, ma che è ormai necessaria per essere competitivi nella cinematografia di massa moderna.
 
Massimiliano Martini


Di seguito il commento a caldo di Daniela Chiarulli, mia moglie, e fan molto più oltranzista di me!

Prima di tutto occorre che sappiate che sono contraria ai remake, ai reboot e a tutto quello che non contiene nuove idee, e che utilizza ciò che già è stato fatto e lo stravolge. Reputo la pratica dei remake e reboot una sorta di pigrizia, un'ammissione di incapacità a trovare nuove idee.
Non apprezzo nemmeno il fatto che ormai in tutti i film in cui ci sia un minimo di azione debbano per forza esserci dei super uomini sempre capaci di portare a termine missioni impossibili.

Quindi potete immaginare che all’anteprima di questo film sia andata prevenuta. 
Insomma: ancora con la serie classica? Lo spazio è infinito: è possibile che non si riesca a smettere di riproporre Kirk & Co. E poi questa storia dell’universo alternativo. Una scusa per non dover per forza far quadrare le cose in quello originale.

Sicuramente a questo punto starete pensando che il film non mi sia piaciuto per nulla.
E invece no! Sono uscita dalla sala veramente contenta. Il film è ben riuscito, molto curato e ben studiato.

Finalmente hanno reso efficacemente sul grande schermo il ricordo che avevo del fantastico trio della serie classica (Kirk Spock e McCoy). E non sono mancati dei richiami al passato che i fan riconosceranno e che sono sicura apprezzeranno.
Posso avere dei dubbi sul villain, la cui motivazione per essere cattivo non mi è molto chiara, così come l’arma aliena utilizzata, che mi lascia abbastanza perplessa. Posso anche dirvi che ho molto sofferto per l'Enterprise, mi sono praticamente contorta sulla poltrona, non mi piace che le navi vengano “maltrattate” così... ma il film va assolutamente visto, perché ne vale veramente la pena!

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