mercoledì 13 luglio 2016

Recensione in anteprima di UNA SPIA E MEZZO, con un KEVIN HART più serio del solito e un DWAYNE JOHNSON letale orsacchiottone

Partiamo dalla cosa più importante.
Se sei vittima di bullismo porterai dentro di te le conseguenze di quanto hai vissuto per tutta la vita. Non importa se diventerai la persona più tosta del pianeta, quella con il fisico migliore, la personalità strabordante e il lavoro più bello. Se non ti farai aiutare e non troverai la forza dentro di te e nelle persone che ti stanno accanto, rimarrai per sempre una vittima. Questo è il messaggio, per niente nascosto, di cui è impregnata la commedia Una spia e mezzo.

Kevin Hart è Calvin, il ragazzo "meraviglia" del liceo, quello destinato a fare grandi cose e a diventare un uomo di successo, ma il futuro ha in serbo per lui una vita normale, come quella della maggior parte delle persone.
Dwayne "The Rock" Johnson è Bob, il ragazzo emarginato, goffo e impacciato, deriso dai bulli al liceo e ignorato dai più. La sua vita però prende una svolta, e con molta determinazione e impegno diventa un agente operativo della CIA.
I due si rincontrano vent'anni dopo il diploma e, in una prevedibile inversione di ruoli, intraprendano una fuga senza sosta braccati da altri agenti della CIA, convinti che Bob sia un traditore.

Lo schema è quello del buddy-movie più classico: l'abbinamento di due personaggi molto diversi che iniziano litigando e finiscono per spalleggiarsi e, in un certo senso, a volersi bene. La vera innovazione di Una spia e mezzo è che il ruolo più severo e asciutto, quello del tipo tutto d'un pezzo, non viene assegnato al consueto agente governativo, ma alla spalla. Kevin Hart, comico di natura, è qui un intristito commercialista, la parte seria e razionale della coppia. Ovviamente non rinuncia ad alcuni elementi comici (di quella comicità tipica delle commedie di colore contemporanee), ma il suo ruolo è quello di stemperare la strabordante esuberanza di Dwayne Johnson.
The Rock è il perfetto agente CIA, ma la sua indole è dolce. Indossa il marsupio, veste magliette colorate, adora gli unicorni e non si vergogna ad abbracciare le persone. E' un orsacchiottone letale dai mille talenti, che incarna perfettamente il contrasto del suo personaggio e che non ha vergogna di inscenare un po' di quella bromance tra uomini che oggi va tanto di moda.
Entrambi i personaggi hanno però dei conti da risolvere con loro stessi. Calvin è tormentato dal non sentirsi realizzato, non si sente artefice del proprio destino. Bob, capace di staccare la trachea dal collo di una persona con le sole mani, si blocca davanti ai prepotenti della sua adolescenza, perché nonostante sia riuscito ad andare avanti dopo i tremendi atti di bullismo che ha subito, non li ha veramente superati e non è mai riuscito a farsi un vero amico. Sarà il connubio tra i due a dare la possibilità a entrambi di emergere e risolvere i loro problemi.

Se dal punto di vista della commedia il film funziona, diverte e non scivola nello scontato; è proprio nella parte più strettamente connessa alla trama che si percepiscono alcuni intoppi. La spy-story, quella che sottende a tutto il film, è decisamente debole, e verso il finale diventa prevedibile. Ma non è questa, in fin dei conti, la parte più importante.

Massimiliano Martini

Una spia e mezzo, in sala dal 14 luglio.

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