lunedì 1 agosto 2016

Recensione in anteprima de IL DRAGO INVISIBILE, un morbido abbraccio dal drago della nostra infanzia

In una stagione cinematografica fatta di remake, non stupisce che la Disney, ormai riproposti o messi in cantiere i suoi titoli più noti, decida di portare sul grande schermo in una nuova veste anche quei film di minore impatto, che nel passato cinematografico della grande Casa di Topolino non avevano lasciato un segno molto evidente.

Il drago invisibile riporta sul grande schermo Elliott il drago invisibile, film musicale realizzato in tecnica ibrida live action + cartone animato nel 1977, donandogli una completa nuova identità, sia dal punto di vista estetico, sia da quello narrativo.
Il risultato è una commedia per famiglie, indirizzata a un pubblico molto giovane, dai toni delicati e dal sapore ambientalista. Un film come forse solo la Disney può ancora permettersi di fare, con piacevoli ritmi addomesticati, lontani dal fragore delle più gettonate commedie action.

La storia, narrata con la giusta delicatezza e con doverosi riguardi verso un pubblico innocente, inizia con l'incidente automobilistico che priva il piccolo Pete (Oakes Fegley) dei suoi genitori. Rimasto solo in una foresta del Nord America, il bambino trova quasi subito la compagnia di un'altra anima sola, un grosso drago verde.


Pete lo chiama Elliott, come il cagnolino del suo libro preferito e, a tutti gli effetti, il drago si comporta un po' come un grosso docile cagnolone, con qualche divagazione da gatto sornione e qualche espressione da Fortunadrago de La Storia infinita. Insomma un mix perfetto per fare immediatamente breccia nel cuore dello spettatore. I due diventano subito amici inseparabili, e per sei anni conducono una vita isolata dal resto del mondo nelle fitte foreste locali.


Ma quando l'uomo allunga le mani sul legname della foresta, con le sue mire di disboscamento, la presenza del bambino e del drago emerge inevitabilmente.
La trama segue una scrittura lineare, nel più classico dei canoni narrativi anni '80. Lo spregiudicato diboscatore Gavin, interpretato da Karl Urban, intraprende una caccia al drago, intenzionato a sfruttare economicamente la fama che gli deriverebbe dalla sua cattura. Pete viene accolta dalla famiglia di Grace (Bryce Dallas Howard), una guardia forestale animata da spirito ecologista e affiancata dal padre (Robert Redford), ex-cacciatore redento anni prima proprio da un incontro col drago.


Pete ed Elliott fanno di tutto per ricongiungersi, ma nel tentativo Elliott viene catturato da Gavin. Il finale, condito da buoni sentimenti, soddisfa tutti, riconcilia l'uomo con la natura e rinsalda le famiglie, anche quella del drago.


Il drago invisibile si configura quindi come il classico film Disney che t’aspetti, ed è bello proprio per quello, perché è rassicurante, morbido e caldo come l'abbraccio di un grande drago di pelouche verde. Perché si fa portatore di un messaggio educativo senza nasconderlo con allegoriche sovrastrutture narrative, perché i personaggi sono stereotipi rassicuranti, a cui non si chiede di avere più livelli di lettura, ma solo il loro ruolo da portare avanti.

All'uscita dalla sala, con gli occhi ancora umidi, non si potrà fare a meno di desiderare un drago verde di pelouche da abbracciare. E una capatina nel più vicino Disney Store soddisferà questo vostro desiderio!

Massimiliano Martini

Il drago invisibile è nei cinema dal 10 agosto.

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