mercoledì 3 agosto 2016

Recensione in anteprima di PARADISE BEACH - DENTRO L'INCUBO, un sano terrore balneare tra bibita e pop-corn

Se cercavate un film estivo per eccellenza Paradise Beach farà sicuramente al caso vostro.
Non lasciatevi ingannare dalla campagna promozionale orchestrata per il film, Paradise Beach non si avvicina nemmeno lontanamente a Lo squalo di Steven Spielberg e, a ben vedere, non sembra nemmeno averne l'intenzione. Di certo c'è uno squalo azzannatore, ma non è l'oggetto di una rivincita personale o la nemesi del personaggio principale. Qui lo squalo è solo una difficoltà da superare, un ostacolo pericolosissimo del tutto privo di personalità. L'effetto che il regista spagnolo Jaume Collet-Serra cerca di dare alla pellicola è più un taglio da videoclip, da grosso spot pubblicitario dove la fanno da padrone le forme aggraziate di Blake Lively, su cui il regista indulge parecchio con inquadrature "frontali" e "posteriori".


Non si tratta dunque di un film in cui l'uomo prende la sua rivincita contro il proprio mostro interiore incarnato dallo squalo, non c'è rivincita, è solo sopravvivenza nuda e cruda.

La storia è volutamente essenziale e totalmente sorretta dalle capacità recitative della protagonista, che riempie da sola lo schermo per il 90% della pellicola.

La giovane dottoressa Nancy (Blake Lively) si reca su una spiaggia paradisiaca semi sconosciuta, decisa a surfare là dove sua madre, recentemente morta a causa di un tumore, amava cavalcare le onde.


Nonostante i velati avvertimenti di altri due surfisti e di un gentile residente di nome Carlos, Nancy si avventura in mare da sola. Il pericolo non tarda a manifestarsi sotto forma di uno squalo, attratto in zona dalla carcassa di una balena. Il primo attacco è subito devastante e la protagonista, gravemente ferita, si ritrova aggrappata a uno scoglio a 60 metri dalla riva. Tra raccapriccianti cure mediche improvvisate e il disperato quanto inutile tentativo di contattare qualche anima in grado di salvarla dall'orrenda situazione, Nancy deve riuscire a sfuggire allo squalo prima che la marea si alzi e la privi del suo unico appiglio.


Paradise Beach si può definire un survival-movie estremo, la fotografia di un evento sventurato che potrebbe capitare a chiunque si avventuri in acqua nel momento sbagliato e nel posto sbagliato. Un puro esercizio di stile e capacità narrativa votato all'immagine più che al contenuto. E' lo stereotipo del film senza pensieri e molti sobbalzi, accompagnato da bibita e pop-corn.
Un film estivo che scorre via veloce, complice anche l'esigua durata della pellicola di solo 1 ora e 27 minuti, lasciando in eredità allo spettatore un sano timore balneare, e la consapevolezza che se ciò che è capitato a Nancy capitasse a lui, non sarebbe in grado di resistere nemmeno la metà di quanto ha resistito la protagonista.

Massimiliano Martini

Paradise Beach - Dentro l'incubo è nei cinema dal 25 agosto.

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