lunedì 19 settembre 2016

BLAIR WITCH, recensione in anteprima dell'angosciante ritorno nella foresta di Black Hills

Eguagliare il successo di un film come The Blair Witch Project è oggigiorno impossibile. Non per i numeri dell'incasso ma per lo stupore che generò.
Capostipite del genere found footage e delle campagne virali su internet, l'originale The Blair Witch Project portava lo spettatore dentro la pellicola, rendendolo partecipe in prima persona delle vicende sul grande schermo, amplificando il senso di realismo senza fornire particolari dettagli sulla vicenda.
Riprodurre quella stessa sensazione oggi è pressoché impossibile, principalmente perché il genere found footage è ormai ampiamente usato, al punto da non impressionare più nessuno.


Blair Witch, seguito ideale di quel primo film (dimentichiamo pure il film del 2000 Il libro segreto delle streghe - Blair Witch 2 di Joe Berlinger), ripropone fedelmente le sensazioni e l'ambientazione, aggiornando i mezzi di ripresa al 2016. Troviamo quindi telecamere digitali, telefonini, droni e YouTube al posto delle "antidiluviane" videocamere con la cassettina DV.

La storia prende il via 17 anni dopo gli eventi del primo film (all'epoca era il 1999). Il fratello della scomparsa Heather (ragazza parte del trio originale che si inoltrò nella foresta di Black Hills) vuole far luce a tutti i costi sul caso della scomparsa della sorella. James (James Allen McCune), questo il suo nome, decide di mettersi alla ricerca di indizi proprio nella foresta, portando con sé un amica (Callie Hernandez) intenzionata a girare un documentario sulla faccenda, altri due amici e due ragazzi del luogo che fungono da guida.



Al calare delle tenebre le cose precipitano. La foresta diventa una trappola senza tempo, eternamente calata nelle tenebre, e qualcosa di maligno li perseguita fino all'inesorabile finale.


A dirigere il film troviamo Adam Wingard, regista pratico di suggestioni del terrore, che riesce a dare alla pellicola quell'aspetto concreto che amplifica e migliora quanto già visto nel primo capitolo. Se l'originale The Blair Witch Project peccava nell'essere un buon prodotto amatoriale, Blair Witch riesce ad essere un vero e proprio prodotto cinematografico, con una struttura narrativa coerente, seppur ridotta all'osso, e addirittura un tentativo di fornire allo spettatore alcune spiegazioni sulle vicende di entrambi i film.

Va ammesso però che lo spregiudicato uso di riprese in rapido movimento, i rumori secchi e perforanti e il montaggio fatto con l'accetta rendono la visione a tratti difficoltosa, al limite della tolleranza di stomaco.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 21 settembre.

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