martedì 20 settembre 2016

ELVIS & NIXON, recensione in anteprima di una pacata commedia squisitamente anni '70

C'è un evento della storia americana che, seppur nella sua frivolezza, ha segnato così tanto la cultura pop dell'ultimo millennio che la foto che incornicia tale momento è quella più richiesta dagli Archivi di Stato di Washignton.

Quella foto ritrae il Presidente Nixon ed Elvis Presley stringersi la mano nello Studio Ovale della Casa Bianca.
Questo epocale incontro, avvenuto il 21 dicembre del 1970, fu un evento che non segnò in maniera incisiva le sorti politiche americane, ma entusiasmò gli animi dei fan di Presley. L'allora presidente degli Stati Uniti non riuscì a sfruttare mediaticamente la cosa come avrebbe voluto, e presto dovette dimettersi sotto il peso di ben più rilevanti problematiche: lo scandalo Watergate.

Il film, diretto dalla giovane Liza Johnson, si concentra sulla figura del Re del rock’n’roll, mostrandolo sotto una luce più intima e personale, evidenziandone aspetti della sua personalità che possono essere passati inosservati ai più. Spente le luci della ribalta, Elvis si mostra come un uomo sensibile, incline alla bonomia, desideroso di affetti e dotato di una ferrea volontà. Determinato nel cercare di realizzare il proprio desiderio di diventare un "agente federale aggiunto", in modo da poter condurre una personalissima lotta contro la criminalità e le sostanze stupefacenti. Per raggiungere tale scopo cercò in tutti i modi di essere ricevuto da Nixon... e alla fine, grazie alle abilità del suo staff, ci riuscì.


A interpretare i due protagonisti di questa pacata commedia troviamo Michael Shannon (il Generale Zod in L'uomo di acciaio) e Kevin Spacey (House of Cards), rispettivamente Presley e Nixon.

L'Elvis Presley di Shannon è esteticamente il meno coerente. Il Re appare più vecchio e segnato di quanto fosse all'epoca (almeno stando alle foto), tuttavia l'interpretazione che ne risulta è molto convincente. Con movimenti calibrati ed espressioni malinconiche, viene mostrato un personaggio che è già sulla soglia dei problemi psicologici che ne segneranno il declino. Le manie, le stravaganze degli ultimi anni della sua vita qui sono solo accennate, mentre la depressione inizia a farsi strada. La recitazione soffocata di Shannon è perfetta per rappresentare tutto questo.
Nota di merito per il doppiaggio italiano, qui realizzato da un irriconoscibile Pino Insegno, che regala toni e fiati perfino migliori del recitato originale.

 Il Presidente Nixon di Spacey, esteticamente molto più vicino all'originale, è invece la macchietta di sé stesso, l'esasperazione dei difetti di quel Presidente tutt'altro che perfetto. Un uomo pieno di fragilità, in balia degli eventi, anche i più piccoli, viene ritratto come inetto e rancoroso, in un'ottima prova di recitazione.


Il film, anche se decisamente più godibile da un pubblico americano, procede fluido per un giusto minutaggio (86 minuti appaiono la misura corretta per la rappresentazione di un evento di questa portata), alternando momenti intimistici a toni pacati di commedia.
L'apice è, giustamente, l'incontro tra le due icone, il confronto tra due potentissimi che si dimostrano essere più "piccoli" di quello che potrebbe sembrare. Ipocritamente disposti a sfruttarsi l'un l'altro pur di trarne un personale vantaggio.


Elvis & Nixon è indubbiamente un film da vedere, se non altro per rievocare quegli anni d'oro che ancora tanto influenzano la cultura del nostro mondo e per godere dell'ottima recitazione di due bravi attori.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 22 settembre.

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