mercoledì 21 settembre 2016

Recensione in anteprima de I MAGNIFICI 7, un western come si facevano una volta

Il western è tornato.
Il buon vecchio film western di una volta ha trovato di nuovo la strada del grande schermo grazie al remake di un classico del genere, quel I magnifici 7 del 1960 (già riproposizione de I sette samurai) con Yul Brinner, Steve McQueen, Charles Bronson, James Coburn e Eli Wallach.
Niente slanci autorali per il regista Antoine Fuqua, ma una rispettosa trasposizione del mito, leggermente aggiornata ai nostri giorni e basata più sulla resa d'insieme, con scontri a fuoco abilmente coreografati e ampi panorami, che sulla personalità dei singoli personaggi.

E proprio i personaggi sono la differenza principale rispetto alla versione originale del film. I magnifici sette del titolo, oltre ad avere altri nomi, qui sono etnicamente politically correct. Eroici individui con qualche macchia da smacchiare e un blando retroscena, provenienti da tutte le razze che costituiscono l'America. Troviamo il nero Denzel Washington nei panni dell'uomo di legge Sam Chisolm, Chris Pratt è il furbo giocatore d’azzardo Josh Faraday, Ethan Hawke è il reduce della Guerra Civile Goodnight Robicheaux, accompagnato dall'asiatico Billy Rocks interpretato da Byung-Hun Lee, amico e confidente, e poi c'è Jack Horne, un ex-cacciatore di pellerossa interpretato da Vincent D'Onofrio, e il fuorilegge messicano in fuga Vasquez (Manuel Garcia-Rulfo) e Red Harvest, l'indiano Comanche interpretato da Martin Sensmeier.
Conosciamo poco di loro, e va bene così, perché i retroscena non sono fondamentali in un film come questo. Ciò che conta qui è l'immediatezza della storia, lo scontro a fuoco, la stereotipicità dei personaggi, visti come abili pistoleri immersi nel loro presente storico.


In maniera piuttosto fedele alla pellicola originale, vediamo il formarsi della combriccola dei sette, ingaggiati dalla giovane Emma Cullen (Haley Bennett) per portare giustizia a Rose Creek, sperduto villaggio a ridosso di ricche miniere d'oro su cui ha messo le mani lo spietato capitalista  Bartholomew Bogue (Peter Sarsgaard).

La struttura narrativa  è semplice e ben bilanciata, alterna momenti dinamici (ovviamente conditi da sparatorie) a momenti preparatori, stemperati da blande trovate divertenti (comunque non è una commedia). Il primo atto vede il costituirsi della squadra e termina con il primo scontro a fuoco a Rose Creek tra i nostri e gli scagnozzi di Bogue. Il secondo atto, in perfetto stile A-Team (sì, quello televisivo), vede i sette occuparsi di istruire al combattimento gli abitanti del villaggio, cercando di prepararli alla rappresaglia che da li a poco si abbatterà su di loro. L'atto finale è lo scontro con le forze schiaccianti di Bogue; un esercito di mercenari contro un gruppo di contadini e sette pistoleri. Uno scontro che non sfocia mai nell'epico o nel retorico, e coinvolge per le sue dinamiche gestite con cura.

Un film quindi che, pur essendo un remake, non ha la pretesa di superare l'originale e che solo con qualche piccolo aggiustamento, riesce a ricreare lo stesso sapore del western di un tempo, regalando un piacevole intrattenimento.

Nota di folklore: nella frangia femminile dei critici presenti in sala è serpeggiato un solo grande rammarico... il povero Matt Bomer, che interpreta il marito di Emma Cullen, ha un minutaggio davvero risicato e i suoi chiarissimi occhi si vedono davvero per poco!


Martini Massimiliano

Al cinema dal 22 settembre.

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