martedì 6 settembre 2016

INDEPENDENCE DAY: RIGENERAZIONE, recensione in anteprima di un film fuori tempo massimo

Vent'anni dopo come vent'anni prima.

A vedere Independence Day: Rigenerazione nulla sembra cambiato da vent'anni a questa parte. Roland Emmerich cerca di replicare il successo di Independence Day, sostanzialmente senza aggiornare la formula magica che gli regalò il successo planetario nel 1996, ma ottiene un film fuori tempo massimo.


Realizzare un seguito a Independence Day era comunque un'impresa difficilissima, principalmente perché il senso di stupore e meraviglia del primo film, unito al forte impatto visivo avuto all'epoca, è praticamente impossibile da riproporre. In questi vent'anni abbiamo visto ormai di tutto, abbiamo distrutto pianeti e monumenti a profusione, abbiamo sterminato popolazioni e disintegrato città, congelato ed evaporato oceani, combattuto alieni nello spazio, sulla Terra, in mare e perfino sottoterra. Stupirsi per un'astronave aliena che giunge sul nostro pianeta, anche se in grado di "parcheggiarsi" su tutto l'Oceano Atlantico, è ormai cosa impensabile. Emmerich perciò si gioca la carta del "più grosso" e propone un'astronave immensa in grado di sollevare una città per poi farla cadere su un'altra... ma il pubblico non resta a bocca aperta. Ormai siamo assuefatti a tutto, anche a questo.

E' palese, Independence Day: Rigenerazione non ha la pretesa di voler essere un film impegnato, o di voler trasferire un messaggio di unità mondiale contro il nemico (lo ha già fatto il suo predecessore), Rigenerazione vuole solo intrattenere nel senso più cinematografico e anni '90 del termine. Sacrifica quindi la storia, che corre troppo veloce senza approfondire nulla (anche se gran parte degli approfondimenti sono presenti in tutto il materiale promozionale divulgato prima dell'uscita del film), banalizza la trama e mette in scena eroi vecchi e nuovi e li conduce tutti verso un unico grande e rumoroso momento, il gran finale: lo scontro con qualcosa di "semplicemente" più grosso: la regina degli alieni (e anche questo non è certo una novità, visto che il mondo del cinema di regine cattive è pieno).

Rigenerazione ha così il grande pregio di non prendersi mai sul serio, di essere l'esasperata parodia di sé stesso, divertendo e intrattenendo lo spettatore, ma chiedendogli prepotentemente di sospendere ogni forma di incredulità.
Ha però il grande difetto di presentare dei nuovi personaggi (interpretati da Liam Hemsworth, Jessie T. Usher e Maika Monroe) davvero banali e poco approfonditi, specialmente se messi a confronto con i volti noti della saga.
Sono proprio Jeff Goldblum, Brent Spiner e Bill Pullman che, sebbene i loro personaggi siano ridotti a stereotipo, riescono ad alzare l'asticella della recitazione, regalando un minimo di valore alla pellicola.

Alla fine si esce dalla sala cinematografica col prepotente desiderio di saperne di più, di affondare le mani in questo nuovo mondo ricostruito dopo 20 anni dal primo attacco, di conoscere meglio la cultura aliena, di perdersi in una distopia fantascientifica da gioco elettronico molto bella da vedere e ancora tutta da scoprire. Pazienza se il film è una ciofeca.

Martini Massimiliano

Al cinema dall'8 settembre.

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