giovedì 1 settembre 2016

L'ESTATE ADDOSSO, recensione in anteprima

L'estate addosso di Gabriele Muccino è un film di grande tristezza mascherato da commedia adolescenziale.
Pellicola di crescita e redenzione, il film unisce la gentile mano del regista nel gestire immagini e sequenze evocative, a tratte rubate dai documentari sull'America di Discovery Channel, con una storia lenta che attinge troppo alla banale realtà senza potenziarla per il grande schermo, e non arriva a nulla.

Assistiamo alla narrazione delle vacanze estive post-maturità di un ragazzo e una ragazza, inizialmente estranei, proiettati a San Francisco più per caso che per volontà. Ospiti di una coppia gay, lei, Maria (Matilda Lutz), da tutti reputata una secchiona un po' "suora" supera i suoi limiti di bigottismo e rinasce spensierata, quasi libertina e un po' stronza. Lui, Marco (Brando Pacitto), adolescente ossessionato dalla morte e prigioniero della sua immobilità, scopre come liberarsi delle sue paure e abbracciare un percorso di vita che fatica a manifestarsi. Poi ci sono i due gay, Paul (Joseph Haro) e Matt (Taylor Frey), più grandi e inseriti nel mondo del lavoro, che, complice la presenza dei due inquilini, ripercorrono la loro storia d'amore e confermano la loro vita assieme, portandola a un livello di consapevolezza ancora più matura.
Nessun colpo di scena, nessun finale a sorpresa.

Non propriamente un film per ragazzi, anche se di ragazzi si parla, e nemmeno un film per adulti (che a parte un cameo di Scott Bakula nei panni del padre di Paul, sono assenti o insignificanti), L'estate addosso è condito di dialoghi banali, forse quelli che Muccino vede sulla bocca dei giovani d'oggi, e non va oltre ai consueti "slogan da social network" che inneggiano a seguire le proprie vocazioni e a trovare sé stessi.

Facile da digerire, una volta usciti dal cinema si ha la sensazione... che nulla ti sia rimasto addosso.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 15 settembre.

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