mercoledì 26 ottobre 2016

DOCTOR STRANGE, recensione in anteprima di un film pieno di "ma", "se" e "però"...

Lo dico subito: Doctor Strange è un bel film, fatto bene, piacevole da vedere ma... non entusiasmante.
Usciti dal cinema dopo l'anteprima era percepibile che l'effetto WOW (Uau!) non c'era stato. Era tutto un "Bello, ma...", "Mi è piaciuto, però...", "Funziona, anche se..."

Il problema, se può definirsi tale, di questo film  è che le aspettative erano altissime. Le interviste con attori, registi e produttori, gli innumerevoli trailer e spot promettevano un'esperienza sensoriale estrema, un "trip" allucinogeno capace di stravolgere l'Universo Cinematografico Marvel ma, di fatto, non è stato così.


I punti di forza della pellicola, che poi sono anche i punti deboli, sono la resa visiva assolutamente strabiliante e onirica e una storia semplice e ben scritta. La scelta di abbinare questi due elementi è sicuramente voluta. Se la difficoltà di seguire le evoluzioni visive del film fosse stata appaiata a una storia difficile e complessa, lo spettatore si sarebbe perso e sarebbe uscito dal cinema con un gran mal di testa.
Scott Derrickson, il regista, ha trovato il giusto equilibrio tra questi due elementi e ha privilegiato l'estetica al contenuto. Ma sia chiaro, il fatto che la storia sia semplice e lineare non è un male, solo che da un personaggio come Doctor Strange ci si sarebbe aspettato qualcosa di più sofisticato.

Il film è un classico origin-movie. Il Dottor Steven Strange, borioso neurochirurgo pieno di sé, il migliore nel suo campo, si ritrova con l'uso delle mani compromesso dopo un tremendo incidente d'auto. Incapace di reagire a questo dramma, ed esaurite tutte le risorse economiche nel tentativo di curarsi con la "normale" scienza, si affida, più per disperazione che per convinzione, alla cura dello spirito in seno a una setta molto eterogena di monaci Nepalesi.


Inizia così il suo cammino di formazione e redenzione, che lo porterà a diventare uno Stregone di grandi capacità.
Con grandi poteri arrivano sempre le grandi responsabilità, e la più importante di queste sarà difendere il mondo da un entità di un altro piano dimensionale intenzionata a impossessarsi della Terra.

Si tratta del più classico dei formati narrativi, con la costruzione di un eroe, la sua caduta e il suo riscatto, lo scontro con il cattivo di turno e la presa di consapevolezza del peso che grava sulle sue spalle. Il tutto condito nella più classica delle salse Marvel: il ritmo incalzante, quel pizzico di ironia e scanzonatezza e il giusto numero di riferimenti alle altre pellicole e agli altri personaggi dell'Universo Cinematografico della Casa delle Idee.

Allora cosa c'è che non va in Doctor Strange? Il fatto che Steven Strange (Benedict Cumberbatch) sia tutto sommato lo stesso stereotipo di Tony Stark? Che le motivazioni dei cattivi siano le solite motivazioni irrazionali tipiche di cattivi che sono tali "perché li disegnano così"? O che la Marvel ci abbia ormai abituato a film di tanta coralità, che un solo supereroe in scena non ci basta più?

Doctor Strange è un compito a casa fatto bene, e anche se basa la sua essenza su diversi piani di esistenza, su combattimenti tra corpi astrali, ed equilibrio tra corpo e spirito, è un film che manca di anima. Ci vorrà un secondo capitolo per rendere giustizia a questo personaggio.



Massimiliano Martini

Al cinema dal 26 ottobre.

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