giovedì 27 ottobre 2016

THE ACCOUNTANT, recensione di un film con Batman e Punisher in una storia sbagliata

Non ce la posso proprio fare a parlare bene di questo film.
Stupendo nelle premesse, quelle di mettere un contabile autistico a sistemare i conti della mala, quanto imperdonabile nel risultato.


Ben Affleck è Christian Wolff, un contabile fisicamente possente quanto inespressivo (è Batman!), addestrato a combattere fin da piccolo dal padre e da un istitutore orientale, per far fronte alle difficoltà che la vita gli metterà inesorabilmente davanti, avendo lui enormi difficolta relazionali ed essendo autistico.


Tallonato dagli agenti del Dipartimento del Tesoro, Christian accetta quello che dovrebbe essere un incarico lecito, ovvero scoprire le anomalie di bilancio dell'azienda Living Robotics evidenziate da una dipendente, ma si trova in realtà immischiato in un pericoloso gioco di riciclaggio e potere, che lo trasforma nel bersaglio principale di uno spietato killer.
Il killer, interpretato da Jon Bernthal (è Punisher, della serie Netflix), si scopre poi essere suo fratello nel colpo di scena più scontato della storia del cinema.


Incapace di seguire un filo narrativo logico e continuo, il film intreccia le vicende personali di più personaggi, dal Bat-contabile del titolo alla dipendente dell'azienda, passando per gli agenti del Dipartimento del Tesoro che cercano di rintracciare Christian, senza mai approfondire veramente le loro storie.


L'intreccio delle vicende rimane superficiale, fino al punto che, a due terzi del film, diventa necessaria una lunga spiegazione dell'intreccio a opera del Capo Dipartimento dei crimini finanziari interpretato da J.K. Simmons, in quella che è la peggiore soluzione narrativa che un film può adottare: invece che raccontare una vicenda per immagini lascia che siano le parole di un personaggio a spiegare il tutto. Ma solo le parole, in un film non bastano mai.

Ben Affleck riesce a essere Ben Affleck che interpreta Batman che interpreta un contabile autistico. La scarsa espressività dell'attore, unita ad un ruolo inespressivo e a un fisico ormai troppo massiccio per ruoli così statici, rende impossibile affezionarsi al personaggio, che risulta sempre meno credibile scena dopo scena.


Inevitabile, specialmente nel combattimento finale, pensare ai supereroi interpretati proprio da Affleck e Bernthal in altre produzioni, in un effetto straniante che fa sorridere, e che fa capire quanto The Accountant non riesca a coinvolgere lo spettatore nella sua storia.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 27 ottobre.

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