martedì 29 novembre 2016

ROCK DOG, recensione in anteprima di un cartone animato cino-americano che esorta a seguire i propri sogni

Co-produzione tra America e Cina, Rock Dog è il classico esempio di un prodotto ibrido che deve soddisfare più palati. Frutto di un costante spostamento dell'asse cinematografico verso l'Asia, questo cartone animato è l'adattamento della graphic novel Tibetan Rock Dog, firmata dal cantante cinese Zheng Ju, qui coproduttore. Il risultato è un lungometraggio dagli stereotipi occidentali calato in un contesto geografico orientale.


Bodi è un giovane mastino tibetano destinato a fare il guardiano delle pecore che popolano il suo villaggio tra le montagne. Il padre Khampa sogna già di tramandare l'incarico di proteggere il gregge dai lupi al proprio figlio, peccato però che a Bodi il futuro deciso dal padre gli stia stretto. Il rampollo è distratto dalla musica, la sua vera passione, e quando una radio caduta da un aereo fa ascoltare al giovane mastino le canzoni del gatto rock star Angus Scattergood, questi decide di partire alla volta della grande città per incontrarlo.

La pellicola porta sullo schermo il più classico scontro generazionale, già visto ormai ovunque tra cinema e televisione: la contrapposizione tra padre e figlio. La figura autoritaria che incarna la tradizione e la sicurezza, contrapposta alla spensieratezza della gioventù e al desiderio di inseguire dei sogni diversi da quelli che qualcun altro a scritto per te.


La prima parte del film è incentrata su questo conflitto e, in un certo senso, sembra voler parlare ai genitori seduti in sala. Loro sanno cosa sia meglio per i propri figli ma, a un certo punto, devono dare alla prole la possibilità di dimostrare ciò che sanno fare. Ed è proprio questo che Khampa fa. Lascia che Bodi tenti la fortuna in città, concedendogli un'unica possibilità di concretizzare i suoi desideri.

La seconda parte del cartone animato cambia registro e ci catapulta nell'avventurosa vita cittadina. Sembra quasi di vedere un altro film, uno di quelli in cui il contadino sempliciotto carico di valori arriva in città e affronta un mondo che non conosce e un po' lo spaventa.


La pellicola ora parla ai bambini, li esorta a inseguire i loro sogni e a non arrendersi.

La terza parte, nella più consolidata delle tradizioni buoniste dei cartoni animati, riporta padre e figlio fianco a fianco, uniti nel proteggere il gregge di pecore dai lupi. E' proprio in questo momento che il padre scopre finalmente il talento del figlio, capace di soddisfare le aspettative del genitore ma in un modo diverso, un modo che trae ovviamente forza dalla musica.


La trama, così com'è concepita, non presenta elementi di particolare originalità. La si può definire quasi rassicurante. Sarà infatti di sicuro gradimento per i più piccoli, che troveranno le consuete tematiche a cui sono abituati da ore e ore di televisione, ancora una volta riproposte. Gli adulti invece vivranno diversi dejà vu.

A questo limite narrativo si unisce un ulteriore limitazione: l'animazione non è tra le migliori viste sul grande schermo. L'esiguità del budget si vede tutta. Panorami poco dettagliati e rigidità dei personaggi animati definiscono Rock Dog come un prodotto molto più televisivo che cinematografico, di sicuro incapace di concorrere coi colossi Disney e Illumination.

Menzione di pregio invece per la colonna sonora che contiene sia canzoni originali sia brani ben noti di artisti come i Foo Fighters e Radiohead. Nella versione italiana i brani originali sono stati re-interpretati da Giò Sada, vincitore della nona edizione di X-Factor, e non potrete fare a meno di canticchiarle uscendo dalla sala!

Massimiliano Martini

Rock Dog sarà al cinema dal 1 dicembre.

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