martedì 29 novembre 2016

ROMEO E GIULIETTA, il teatro fuori dai teatri. Recensione in anteprima

La Kenneth Branagh Theatre Company, prosegue nella sua splendida stagione teatrale al cinema. Grazie agli accordi con Nexo Digital, possiamo assistere a questo spettacolo partorito dalla fantasia del grandissimo William Shakespeare e reso senza tempo grazie alla decisione di ambientarlo nell'Italia degli anni 50, con costumi, luci e la coraggiosa scelta di utilizzare il bianco e nero.


I primi minuti ci danno modo di conoscere un po' le differenze generazionali tra i protagonisti della tragedia e i giovani d'oggi, sia per il modo di porsi, sia per come si relazionino con l'opera shakespeariana. E' divertente osservare le differenze di vedute tra i vari adolescenti e i diversi metodi di approccio tra di loro, che cambino in base all'estrazione sociale e alle differenti aree urbane e dialettali. E' una pre-analisi che con una opera doppiata, ci saremmo sicuramente persi, o peggio ancora, che sarebbe stata viziata dall'eventuale impiego di dialetti nostrani.

Dopo una breve visita al Garrick, con Kenneth Branagh che fa da anfitrione, spiegandoci le scelte e gli aneddoti legati al motivo per cui le cineprese abbiano fatto il loro ingresso in questo storico teatro, veniamo accompagnati in sala, da una ripresa che, iniziando dall'alto, ci mostra sia gli spettatori in platea, sia il palco, per poi tuffarci nel cuore della rappresentazione.

Branagh, condividendo la direzione con Rob Ashford, si riconferma ancora una volta un regista dalle spiccate capacità evocative, con un viscerale amore per le opere del Bardo e per i personaggi che ha saputo narrare. Con un palcoscenico decisamente scarno e piuttosto spoglio è riuscito a immergere gli spettatori nel pieno della vicenda. Molto interessante e altrettanto appassionato, il taglio dato da Benjamin Caron alla regia cinematografica, grazie all'uso di intensi primi piani e leggiadri svolazzi a tutto schermo il regista ha contribuito molto a restituire la sensazione di essere davvero nelle prime file, soprattutto durante i monologhi, permettendoci di vedere le smorfie disgustate nelle occasioni in cui le due famiglie si incontrano per le vie di Verona, oppure l'espressione divertita e ammirata di Romeo (Richard Madden) quando Mercuzio (un Derek Jacobi in piena forma) racconta le sue esperienze e i suoi astuti consigli. La telecamera ci ha fatto innamorare mostrando la giovane Giulietta (Lily James) nelle varie fasi del suo giovane cuore, da spensierata e allegra fanciulla alla giovanissima vedova, ormai morta dentro, che prende la tragica decisione di raggiungere il suo amato.

Se Sir Derek Jakobi ha dato un grande lustro al suo Mercuzio, non possiamo negare che la meravigliosa e tremendamente simpatica Meera Syal sia stata una nutrice senza eguali, irriverente, romantica, sensibile, irosa. Un ruolo cucito addosso alla brava attrice di origini Indiane, co-protagonista di splendidi siparietti con la altrettanto sorprendente Lily James, i cui grandi occhioni e inesauribile energia, hanno reso impossibile non innamorarsi della sua Giulietta, giustificando totalmente l'improvvisa follia di un Romeo caratterizzato dal fascino del bel Richard Madden, che si è saputo giostrare abilmente tra gli scontri emotivi e fisici, mantenendo un buon carisma malgrado un incidente lo avesse costretto ad una intensa riabilitazione per poter essere sul palco per la prima. Anche il bravo Samuel Valentine è riuscito a regalare allo spettatore diverse emozioni, mostrando un frate che si destreggia abilmente tra il dover gestire i sotterfugi amorosi, le liti tra compaesani, e il
tragico epilogo a cui la vicenda va incontro.
 
Un'esperienza assolutamente positiva, sentir declamati i versi di Shakespeare nella sua lingua d'origine, peccato, a mio avviso, che ci siano alcuni dialoghi non presenti nel testo della tragedia, che siano stati volutamente aggiunti in lingua italiana, con il risultato che i personaggi, pur essendo veronesi, in alcuni momenti avessero degli accenti piuttosto bizzarri mescolati tra la gestione britannica di alcune lettere, e i modi di dire originali del centro Italia e del meridione, che male si sposano con l'idea di una Verona, che sia contemporanea del Bardo, oppure odierna.

Con la forte speranza che venga proposta per ben più di due soli giorni, consiglio a tutti di fare questa interessante esperienza. William Shakespeare è come sempre un autore senza tempo, sempre valido e sempre divertente.

Voto: 8
 
Sergio Raffaele Di Barletta

A cinema solo il 29 e 30 novembre.

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