mercoledì 23 novembre 2016

SNOWDEN, recensione in anteprima di un film metacinematografico, che parte "finzione" e arriva "realtà"

Snowden, scritto e diretto da Oliver Stone, porta (anzi "riporta", dopo il film Citizenfour) una delle figure più controverse del nostro secolo sul grande schermo. Edward Snowden è il tecnico informatico che ha violato i sistemi di sicurezza della CIA e dell'NSA, i principali servizi segreti americani, spinto dall'unica motivazione di svelare al mondo quanto la privacy delle persone sia in realtà un concetto effimero.

Il film, con incedere calmo, ripercorre la vita di Edward Snowden (Joseph Gordon-Levitt) inserendo molti flashback nella contemporaneità del racconto. Lo spunto di partenza è in realtà l'epilogo delle vicende di Snowden, quel momento del 2013 in cui il tecnico lascia il suo impiego alla National Security Agency e vola a Hong Kong per incontrare la regista Laura Poitras (Melissa Leo), il giornalista Glenn Greenwald (Zachary Quinto) e il giornalista Ewen MacAskill (Tom Wilkinson), per rivelare i programmi di sorveglianza informatica, in gran parte progettati o sviluppati da lui stesso, del governo degli Stati Uniti.


Vediamo così il giovanissimo Snowden venir congedato per motivi di salute dai Corpi Speciali dei Marines, il suo arruolamento alla CIA e all'NSA, il suo impegno come analista alle loro dipendenze e poi come consulente, fino alla presa di coscienza di come quella montagna di dati privati che lui vedeva scorrere davanti agli occhi era acquisita in maniera illegittima, e poteva essere utilizzata per scopi diversi dalla tutela della sicurezza del paese.

Deluso dal suo lavoro nel mondo dell'intelligence, raccoglie migliaia di documenti segreti per dimostrare la portata della violazione dei diritti in corso e, esclusi dalla sua vita la famiglia e la donna che ama, Lindsay Mills (Shailene Woodley), agisce spinto dai nuovi principi morali in cui crede.


La battaglia interiore di Snowden si percepisce in ogni scena del film, ed è proprio questa a rendere la pellicola coinvolgente nella sua totalità; fino ad arrivare a quel memorabile momento di cinematografia in cui la finzione del grande schermo cede il passo alla realtà, e l'attore Joseph Gordon-Levitt, lascia il posto al vero Edward Snowden, in una chiusura che, con toni sommessi, urla al mondo che ciò che si è appena visto non è una storia di un lontano passato, ma una realtà che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle.
Snowden, il film, tende alla semplificazione, romanzando una vicenda reale e molto poco dinamica con i tratti della spy story, valorizzando la recitazione dei pochi personaggi in scena senza ricorrere a eccessi di falsità ed effetti speciali che la storia, in nessun modo, prevede.
Oliver Stone riesce così dove Citizenfour non era riuscito, ad accattivarsi il pubblico e a rendere intellegibile il linguaggio tecnico e le spiegazioni di Edward Snowden, che altrimenti  sarebbero difficili da comprendere per i non addetti ai lavori.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 24 novembre.

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