giovedì 8 dicembre 2016

Recensione di E' SOLO LA FINE DEL MONDO, dramma francese che non arriva al cuore

La nuova fatica di Xavier Dolan, presentata al Festival di Cannes 2016, racconta la travagliata storia di Luis, a cui da il volto il bel Gaspard Ulliel, che abbiamo già potuto ammirare come protagonista di Hannibal Lecter - Le origini del male. Il giovane torna a casa dopo una assenza di 12 anni, solo per informare la famiglia del suo stato di salute e dell'ormai imminente fine dei suoi giorni.
L'arrivo si rivela traumatico: se la madre, interpretata da Nathalie Balye, stravede per lui, stravolgendo il normale tran tran familiare con l'intento di mettere a proprio agio il figliol prodigo e si tuffa a capofitto in coccole e piccoli riguardi, la sorella Suzanne (il cui volto è quello di Lèa Seydoux, vista in 007 - Spectre) è curiosissima e felice di incontrarlo, avendolo da sempre idealizzato sin da quando Luis andò via di casa.

A complicare le cose ci si mette Antoine, il fratello maggiore (Vincent Cassel che recita un ruolo alla Vincent Cassel), da sempre geloso del fratello minore, pieno di complessi e di invidia per come l'ex piccolo di casa fosse trattato e rispettato, ora ancora più nevrotico e pericolosamente violento di quanto fosse in passato.


Degli eccessi d'ira di Antoine ne fa le spese la giovane moglie Catherine (una Marion Cotillard capace di intenerire il pubblico con i suoi balbettii e l'aria da pulcino che chiede protezione), una donna che cerca di portare, quanto possibile, positività in un rapporto matrimoniale e familiare decisamente poco salubre e scandito dalle costanti punzecchiature, aggressioni verbali e, lo si scopre verso la fine, anche da assai probabili aggressioni fisiche da parte di Antoine.

Xavier Dolan è sicuramente un giovane regista capace di colpire in pieno il pubblico francese con tutto quello che può andare per il cinema francese. Personalmente, purtroppo, non ho ricevuto nessuna sensazione positiva dalla sua regia. Per quanto gli attori abbiano fatto del loro meglio per dare vita ai personaggi, i tempi e le inquadrature non sono riuscite a trasmettermi quella tensione emotiva, il pathos e la forza narrativa che mi aspettavo.

Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema dal 7 dicembre.

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