martedì 6 dicembre 2016

NON C'E' PIU' RELIGIONE, recensione in anteprima di una commedia piacevole che non fa gridare al miracolo

Non è facile far ridere parlando di religione. E ancora più difficile è fare una commedia in cui le religioni vengono usate come elemento comico, riuscendo a non banalizzarle e sbeffeggiarle.

Non c'è più religione nasconde tra le tante trovate divertenti (e mai volgari) l'intento di far pensare al mondo in cui viviamo. Un mondo multiculturale, multireligioso, dove integrazione e tolleranza sono parole che spesso stentano a trovare una reale corrispondenza nei fatti.

Il piccolo paese di Porto Buio, arroccato su un altrettanto piccola isola del Mediterraneo del sud, è la metafora della nostra nazione, dell'intero mondo. Un posto dove la multiculturalità forzata ha portato a rancori, inimicizia e a volte indifferenza. In questo piccolo paese un Sindaco, desideroso di riportare in auge l'usanza del Presepe vivente, si scontra con l'amara realtà della crescita zero e alla conseguente mancanza di chi possa impersonare il Bambin Gesù nella culla.
Legato da giovanile amicizia con il capo della comunità Islamica presente sull'isola, decide di chiedere aiuto ai mussulmani, la cui crescita, invece, è ancora florida.


A ravvivare il rapporto tra i due uomini troviamo la Suora del paese, amore di gioventù di entrambi prima della vocazione.
I tre amici si incontrano, superano i vecchi attriti e le differenze religiose e culturali e sembrano giungere a un accordo, ma la gravidanza inaspettata della figlia del Sindaco, devota al Buddismo, rimette tutto in discussione.

Il regista Luca Miniero riunisce Claudio Bisio e Angela Finocchiaro, dopo il felice connubio in Benvenuti al Nord e Benvenuti al Sud, a loro aggiunge un ispirato Alessandro Gassmann, perfetto nel ruolo del convertito all'Islam.


Il messaggio che il film riesce a trasmettere è che le differenze che ci dividono possono essere sempre superate, facendo appello ai sentimenti universali di amicizia e umanità e spogliando i preconcetti della loro insensatezza. Ecco quindi che vediamo sul grande schermo una suora con nostalgia degli amori passati, un uomo che si converte all'Islam solo per amore, un genitore che accetta la gravidanza interraziale della figlia senza nemmeno sapere chi sia il padre del bambino, e tanti altri piccoli compromessi, come un bue interpretato da un lama o un prete con le lenti a contatto colorate!

Non c'è più religione diverte ma non fa sbellicare dalle risate, e in alcuni momenti sembra che il film faccia fatica a tenere il ritmo nel tentativo di non superare mai un limite invisibile di "offesa" nei confronti di una o l'altra religione. Il divertimento c'è, ma è affrontato con "guanti di velluto".

Massimiliano Martini

Al cinema dal 7 dicembre.

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