giovedì 22 dicembre 2016

PASSENGERS, recensione in anteprima dello sci-fi-love-movie con CHRIS PRATT e JENNIFER LAWRENCE

Un'ambientazione fantascientifica esteticamente coinvolgente, due attori (Chris Pratt e Jennifer Lawrence) a loro agio nei rispettivi ruoli e sempre gradevoli da vedere sul grande schermo, una storia intrigante e ruffiana e tanto melò. Due ore di intrattenimento che affascinano e divertono, e che si fanno perdonare vari i buchi di sceneggiatura e forzature narrative.

Alla fine, se si scava sotto le apparenze, Passengers non è che sia un film di fantascienza vero e proprio. E' solo una scusa per mettere due esseri umani (casualmente un uomo e una donna piuttosto piacenti) nel posto più isolato nell'universo. Se una volta si naufragava su un isola nel bel mezzo di un oceano, ora si naufraga su una astronave, dove puoi avere tutto ciò che desideri tranne la compagnia di un altro essere umano.

La storia, più che spoilerata dai vari trailer, è assolutamente lineare. Durante un viaggio interstellare della durata di 120 anni, una delle 5000 capsule di stasi criogenica si rompe ed espelle il suo occupante con 90 anni di anticipo. Impossibilitato a prendere il controllo dell'astronave e a tornare in stasi, Jim Preston (Chris Pratt) si rassegna a vivere la sua vita in solitudine. Dopo circa un anno non ne può più e risveglia la giornalista Aurora Lane (Jennifer Lawrence). Ma la situazione è destinata a precipitare e l'astronave, così come il loro rapporto, va incontro a un fatale destino. I due si dovranno improvvisare abili astro-riparatori per cavarsi d'impaccio e raggiungere l'agognato più-o-meno-lieto-fine.



Passengers sembra vivere di due anime. La prima, molto presente nella parte iniziale del film, abbraccia il dramma della solitudine e introduce il dilemma morale se sia lecito condannare alla vita da eremita una persona solo per lenire le proprie sofferenze. La seconda, superato il problema morale, perde l'approfondimento introspettivo per abbracciare la love story e, in ultima battuta, una buona dose di azione. Il finale invece corre via troppo veloce e la curiosità di scoprire come i due naufraghi dello spazio portino avanti la loro convivenza rimane, e non mostrarla è forse il peccato più grande che si può rimproverare al regista Morten Tyldum.
Ma forse lo scopo del film non era quello di veicolare un significato profondo o di astrarre una morale. Forse Passengers voleva solo essere intrattenimento e svago, e in questa chiave di lettura assolve perfettamente al suo compito.

Da vedere almeno due volte, se non altro perché Chris Pratt riesce ad essere divertente anche nei momenti più drammatici, e Jennifer Lawrence è meno musona del solito.
 
Massimiliano Martini

Al cinema dal 30 dicembre.

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