giovedì 15 dicembre 2016

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY, dritto al cuore di "Guerre Stellari" e pesantemente armato. Recensione no-spoiler

Ammettiamolo, anche se l'hype per il film era decisamente alto e il materiale video promozionale prometteva un film ad alto valore "starwarsiano", il dubbio che una pellicola girata in due tempi diversi da due registi diversi (Gareth Edwards prima e Tony Gillroy dopo, in un pesante reshoot) potesse risultare pasticciata e poco coerente un po' c'era.
E invece no. Il film ha un'anima sola, ed è un anima fortemente "Star Wars". Rogue One è Star Wars diventato adulto, meno favola e più cruda realtà (beh... realtà alla Star Wars!).

Rogue One è esattamente ciò che ci è stato promesso sin dall'inizio: un film di guerra nella ben nota galassia lontana lontana. Realizzato in perfetto stile "Seconda Guerra Mondiale", il film rispecchia le atrocità della guerra e non lesina vittime e azioni eroiche.

Perfettamente calato nell'estetica di Episodio IV della saga, ripropone sul grande schermo navi, personaggi, veicoli, ambientazioni, vestiti e perfino le pettinature dell'epoca che, inevitabilmente, rispecchiavano i nostri anni '70. Un tuffo nel passato, dunque, non solo per la timeline di Star Wars, ma anche per chi con questa saga è cresciuto: giovane 39 anni fa e adulto oggi.

La trama è essenzialmente quella che ci si aspetta: un disertore dell'Impero avvisa l'Alleanza Ribelle che la Morte Nera ha un punto debole, ma per poterlo trovare servono i piani della tremenda arma. La Ribellione recluta quindi la figlia del progettista della Morte Nera per recuperarli, a cui affianca una navigata spia e il suo droide. L'esito di tale missione è ben noto, e porta direttamente nell'Episodio IV della saga.
Ma non c'è solo questo. Anche se dipinto con pochi tratti essenziali (la caratterizzazione dei personaggi non è un punto forte di questo film), viviamo il dramma di Jyn Erso (Felicity Jones), ragazza cresciuta sulla strada, privata degli affetti dei genitori proprio per mano dell'Impero; partecipiamo della fede nella Forza grazie a due monaci combattenti (Donnie Yen e Wen Jiang), custodi dei templi sul pianeta Jedha, ormai ridotto a landa desolata sempre per mano dell'Impero.


E più che mai viviamo la morsa di un regime violento e dispotico, percepiamo il potere che esercita sulle popolazioni soggiogate, diventiamo parte di quella missione disperata di un manipolo di Ribelli, ribelli perfino alla stessa Ribellione, pronti a tutto pur di dare una "nuova speranza" a chi si oppone alla mano nera dell'Impero.


Una menzione d'onore spetta al droide del film, K-2SO (Alan Tudyk), un droide imperiale riprogrammato, che si può tranquillamente definire come la versione "bad-ass" di C-3PO, ingenuamente bastardo, ha le carte in regola per diventare uno dei personaggi preferiti dell'intera saga.



Immancabili i camei, le citazioni, i riferimenti a tutto ciò che la saga è stata fino ad ora, collegando anche elementi delle serie animate oramai considerate pienamente parte del canon.
L'immersione è totale e nulla è lasciato al caso. Ciò che cambia è l'aria che si respira, perché Rogue One è un film di guerra, e la guerra si percepisce molto bene, ed è un piacere vederla finalmente declinata in un film di Star Wars. C'è guerra nello spazio, c'è guerra sui pianeti, c'è guerra dentro le navi spaziali.

Le musiche, affidate al compositore Michael Giacchino, sono molto rispettose dei temi originali di John Williams. Sfruttano le stesse sonorità e accennano quanto basta ai temi musicali più noti, cercando una propria identità in punta di piedi. Le orecchie più attente noteranno alcuni passaggi musicali simili ad alcuni brani della colonna sonora di Star Trek Beyond (sempre di Giacchino). Non si tratta certo di una citazione, tuttavia lo stesso Giacchino è noto per riproporre sonorità già usate in molte delle sue colonne sonore. L'essere uno dei compositori più rapidi a comporre sul mercato (dove altri prendono tre mesi per realizzare una colonna sonora, lui spesso risolve tutti in tre settimane) può comportare una sorta di ripetitività autorale.

Rogue One centra il bersaglio e mostra quello che tutti hanno sempre desiderato vedere. E' il vero film prequel della saga originale, è l'Episodio III che avremmo voluto, e non solo è un perfetto raccordo con Episodio IV, ma è anche un ottimo film a sé stante.

Da vedere almeno tre volte.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 15 dicembre.

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