martedì 6 dicembre 2016

UNA VITA DA GATTO, recensione in anteprima di un film piacevole e felino

Film per la famiglia che sembra ricalcare un consolidato schema della commedia americana di fine millennio scorso, Una vita da gatto si presenta con la situazione famigliare più sfruttata dalla cinematografia: un uomo d’affari troppo preso da sé stesso e dal suo lavoro trascura moglie e figli per il successo personale e la ricchezza. Non è mai a casa, dimentica i compleanni, e crede di poter risolvere tutto con regali (sbagliati) e soldi. Inevitabilmente succede qualcosa che lo porta a rivedere le sue priorità, a  redimersi e a riconquistare affetti e gioia di vivere coi suoi cari.
Si tratta dunque delle premesse più banali che ci siano. A fare la differenza è quel "qualcosa" che ha la funzione di innesco per la redenzione dell'uomo in questione. In Una vita da gatto, a smuovere la vita di Tom Brand (Kevin Spacey) è un incidente che lo porta in coma, permettendo così alla sua coscienza di trasferirsi in un gatto.
Adottato dalla sua stessa famiglia, il gatto con il papà dentro riesce faticosamente a riscoprire il calore umano, l'abbraccio della figlia, l'amore incondizionato della moglie e l'orgoglio del figlio, tanto da essere disposto a sacrificarsi per loro, cosa che da umano non avrebbe fatto mai.


Forte di un cast di tutto rispetto, tra cui si annoverano, oltre a Kevin Spacey, anche Jennifer Garner, Robbie Amell e Christopher Walken, il film si perde in una trama pasticciata, mai focalizzata su un vero personaggio. Risulta un lungometraggio soddisfacente per un pubblico molto giovane ma privo di un vero mordente per chi cerca una storia vagamente più concreta.



Il film è godibile, ma anche le gag col gatto, animato in maniera quasi naturale, non riescono mai a strappare più di un sorriso.

Un piacevole passatempo per un pomeriggio disimpegnato... magari non al cinema ma a casa con il DVD.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 7 dicembre.

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