lunedì 30 gennaio 2017

150 MILLIGRAMMI, quando la cura può essere peggio della malattia. Recensione di un film che fa pensare

Questo interessante e affascinante film può essere condensato in poche parole: quando la cura può essere peggio della malattia. Così facendo però perderemmo di sicuro una componente molto importante della pellicola: il fatto che sia una storia vera, che i numeri relativi ai casi medici non siano semplici segni su un foglio bianco, ma che si tratti di persone che sono morte, spesso nella speranza di poter avere una vita migliore, credendo in un farmaco e nella correttezza delle istituzioni nazionali.

E' la storia della Dottoressa Irène Frachon (interpretata da Sidse Babett Knudsen), professionista dalle indubbie capacità e dalle ancora più ferme certezze, una donna in grado (come spesso accade) di seguire le sue convinzioni, mettere in campo le sue competenze per riuscire a demolire un gigante potentissimo (una casa farmaceutica), giocando pulito, supportata da persone capaci di discernere il proprio tornaconto personale, per un bene più ampio.
 


La Dottoressa Frachon, pneumologa presso l'Ospedale di Brest, si rende conto, con sempre maggior preoccupazione, di una forte similitudine nelle patologie di pazienti fortemente obesi che, improvvisamente, hanno iniziato a soffrire di una specifica patologia cardiaca, arrivando al decesso.

Malgrado già in precedenza fosse stata ritirata dal mercato una molecola omologa alla fenfluoramina, il Benfluorex, e malgrado il fatto che negli Stati Uniti fosse stata messa al bando dalla FDA, in Francia, grazie alla complicità di alcuni medici e alla presenza nelle commissioni d'analisi di persone legate alla casa farmaceutica che le produceva, le molecole killer sono rimaste sul mercato per oltre 30 anni, provocando un numero elevato di decessi.

Gli studi condotti dalla Dottoressa Frachon, confermano la letale pericolosità di un principio impiegato come cura dell'obesità grave: la fenfluoramina che, attraverso il suo metabolita diventa una condanna a morte quasi certa.

Grazie a una piccola equipe ed alla esperienza del collega Antoine Le Bihan (Benoit Magimel), riesce a preparare la documentazione necessaria da portare davanti alla commissione nazionale preposta alla supervisione dei medicinali.
 
 
Purtroppo, sia per il breve tempo avuto a disposizione, sia per la esperienza e la spietatezza degli avvocati avversi, la Frachon e il suo gruppo devono ripiegare su altre opportunità per poter portare la vicenda all'attenzione del pubblico e degli enti preposti.

La pubblicazione del libro 150 Milligrammi - Mediator quante morti ed uno studio più esaustivo sembrano promettere bene. Ancora una volta però, la casa farmaceutica ha la meglio, obbligando di fatto a ritirare il libro, sostituendolo con una versione edulcorata, eliminando il sottotitolo "Mediator quante morti".
 
 

Emmanuelle Bercot ha sicuramente ottenuto il suo scopo nel voler creare un bel film, una pellicola che affronti in maniera eccellente il problema del potere delle case farmaceutiche, mostrandoci la battaglia dal punto di vista dell'eroina, quella Dottoressa Frachon che si è vista minacciata, isolata, derisa e considerata alla stregua di una cacciatrice di fama.

Indubbiamente una pellicola non adatta a chi ha lo stomaco debole, presenta nei primi minuti una riuscitissima ricostruzione dell'intervento di asportazione della valvola cardiaca, questo grazie all'impiego di una vera equipe ospedaliera e all'esperienza maturata dalla regista durante la sua adolescenza, quando si intrufolava ad ammirare gli interventi del padre, chirurgo presso un ospedale parigino.

La bravissima Sidse Babett Knudsen è una impagabile Irène Frachon. Le ore passate ad osservare l'originale Dottoressa le hanno permesso di assimilarne i tic, l'andatura e sicuramente il linguaggio con le colorite metafore, difficilmente ci si può rendere conto di non trovarci davanti alla Dottoressa francese, ma di osservare una brava attrice danese.

Le riprese fanno amare la costa bretone, mostrando luoghi e colori che nella loro bellezza, riescono a bilanciare e ben si amalgamano con le asettiche sale ospedaliere, i tetri e freddi ambienti della burocrazia francese.

Un film assolutamente da vedere e su cui pensare, domandandosi quanti altri casi ci possano essere, di farmaci che siano più dannosi che benefici.

Voto: 9
 
Sergio Raffaele Di Barletta
 
Al cinema dal 9 febbraio.

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