lunedì 2 gennaio 2017

ALLIED - UN'OMBRA NASCOSTA, recensione in anteprima di un film che lascia perplessi

Robert Zemeckis, Brad Pitt, Marion Cotillard, cosa potrebbe mai andare storto?

Eppure l’alchimia non funziona e Allied risulta essere un film piuttosto scialbo, anche se, bisogna ammetterlo, molto elegante.

Si parte con una citazione abbastanza riuscita di Casablanca, con tutti gli ingredienti della spy story di altri tempi condita dal talento dei due attori principali, che tengono banco in abiti anni quaranta come se ci fossero nati. Ma poco dopo la trama prende una direzione completamente diversa, rinunciando a quello che sembrava un succoso antipasto e precipitando in una storia molto più intimista e a tratti trascinata.

Questa la sinossi del film:
Per gli agenti segreti della Seconda Guerra Mondiale Max Vatan (Brad Pitt) e Marianne Beauséjour (Marion Cotillard), la chiave per sopravvivere è non farsi mai veramente conoscere da nessuno. Sono degli esperti a ingannare, recitare un ruolo, anticipare le mosse e uccidere. Quando, nel bel mezzo di una missione straordinariamente rischiosa, senza volere si innamorano l’uno dell’altra, la loro unica speranza è lasciarsi alle spalle tutti i doppi-giochi. Quello che invece accade è che il sospetto e il pericolo diventano il fulcro del loro matrimonio in tempo di guerra, visto che marito e moglie vengono messi uno contro l’altra in un test di lealtà, identità e amore sempre più difficile e potenzialmente letale... con conseguenze globali.
E’ il 1942 e 26 nazioni si sono appena unite nelle Forze Alleate per combattere la minaccia nazista che sta invadendo l’Europa. In una missione speciale per lo Special Operations Executive (SOE) britannico, il pilota canadese Max Vatan si paracaduta nella Casablanca occupata per fare fuori l’ambasciatore tedesco. Qui incontra l’affascinante combattente della resistenza francese, Marianne, scelta per fingere di essere la sua sposa. La divampante fiamma tra loro diventa presto molto più che una recita, anche nel bel mezzo di enormi difficoltà. Quando si ritrovano a Londra, il loro amore diventa solo più profondo e Max e Marianne diventano una famiglia. Poi, però, arriva il giorno in cui Max viene informato che la sua idilliaca nuova vita familiare potrebbe essere un inganno colossale e questo da il via a un disperato inseguimento della verità attraverso un labirinto potenzialmente letale di confini e alleanze sia internazionali che personali.

Quello che stupisce di più nell’insieme è che non ci sia veramente nessuna sorpresa, nessun guizzo interessante, l’intreccio suggerisce che le cose vadano in un certo modo... e quello succede, senza che si riesca minimamente a empatizzare con il dramma interiore del protagonista, roso dal tarlo di un dubbio che fino alla fine non è mai del tutto convincente.

Resta una sontuosa messa in scena, con ricostruzione dell’epoca da far felici gli appassionati, attori molto molto in parte, con Pitt che sembra essere appena uscito da un film con John Wayne e Cary Grant e la Cotillard che è sempre, sempre bellissima, soprattutto quando parla in francese. Già, perché col doppiaggio questa cosa probabilmente si perderà, ma Marion si destreggia tranquillamente tra inglese, tedesco e (il suo) francese senza troppi problemi, da grande professionista qual è.

Al di là della trama principale, che a volte mette in scena momenti del tutto fuori contesto, ma legati all’immaginario collettivo dell’epoca, disorientando un po’ lo spettatore che cerca di capire che film stia vedendo (un inizio molto action-oriented, momenti davvero lenti nel descrivere i dubbi del protagonista, una scena di incursione in teatro di guerra di punto in bianco, buttata lì in un modo che non mi ha per nulla convinto), rimane l’idea che ci fosse la volontà di ricostruire semplicemente l’estetica del film di guerra della golden age di Hollywood senza badare più di tanto a cosa dire.

Sostanzialmente un film che lascia perplessi.

Antonello Parisi

Al cinema dal 12 gennaio.

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