lunedì 2 gennaio 2017

Recensione in anteprima di ASSASSIN'S CREED. Tra Assassini e Templari chi ci rimette le penne è lo spettatore

Da blando frequentatore della saga videoludica di Assassin's Creed, non avevo aspettative altissime per questa trasposizione cinematografica. Avevo una certa idea di come dovesse essere l'estetica del film, di come avrebbero dovuto essere riproposti alcuni movimenti di gioco, ma per tutto il resto ero aperto a ogni possibilità.
E le premesse c'erano tutte: un cast degno di nota, una messa in scena molto curata e ricca di dettagli, ambientazioni affascinanti. Ma quello che è venuto a mancare è il cuore del film, la storia, che si perde in banalità e controsensi senza dare spiegazioni convincenti.

Nel nostro ipotetico presente la multinazionale Abstergo, gestita dai Templari, accede ai ricordi genetici delle persone grazie a un complesso dispositivo chiamato Animus. Il loro scopo è quello di rintracciare un prezioso artefatto, la Mela dell'Eden, capace di sedare il libero arbitrio del genere umano (come riesca a farlo non si capisce), nascosto più di 500 anni prima da un Assassino di nome Aguilar (Michael Fassbender), ultimo protettore della reliquia.
Per raggiungere il suo scopo la Abstergo rintraccia tutti i discendenti della setta degli Assassini e li collega all'Animus, rivivendo con loro la storia dei rispettivi antenati.
Quando Callum Lynch (sempre Fassbender) finisce tra le mani dell'Abstergo sembra che la ricerca della Mela volga finalmente al termine. Lui è il discendente di Aguilar e può guidare i Templari al loro obbiettivo.


Diviso in due filoni narrativi, Assassin’s Creed mischia azione (nella Andalusia del 1492) e staticità (nel presente narrativo), creando una contrapposizione spiazzante. Quella che dovrebbe essere la forza del film, l'azione in un contesto storico diverso dal nostro, diventa mera esposizione di acrobazie, priva di storia e contestualizzazione. I personaggi vengono appena delineati, i dialoghi sono limitatissimi (la scelta del parlato in spagnolo con sottotitoli nella parte storica non aiuta) e ridotti a frasi fatte dal pochissimo spessore. Le motivazioni e le relazioni tra i personaggi quasi non esistono e l'unica cosa che trascina la storia è il conflitto tra Templari e Assassini, ridotto a coreografie di combattimento, bellissime, ma decisamente fini a loro stesse.

Trasporre lo spirito di un videogioco in un lungometraggio è sempre stato un problema per l'industria del cinema. L'impressione è che Assassin's Creed non sia riuscito a sfatare il mito di questa difficoltà rimanendo paralizzato tra la paura di scontentare i fan dei videogiochi e quella di arricchire una mitologia già esistente con contenuti che fossero più adatti al grande schermo. Tutto il film si riduce a un videogioco sbiadito; un videogioco di cui non abbiamo il controllo.

Da vedere una volta, ma solo se siete fan del videogioco.
 
Massimiliano Martini

Al cinema dal 4 gennaio.

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