martedì 3 gennaio 2017

Ecco la recensione del film animato SING, una strabordante e convincente festa di musica e colori

La Illumination Entertainment punta al pubblico adulto, senza abbandonare quello più piccolo, con il nuovo film animato Sing.

Dopo i successi di Cattivissimo Me, Minions e Pets, tutti titoli che divertono ma peccano di eccessiva infantilità, la Illumination si affida a Garth Jennings (Guida Galattica per Autostoppisti) per storia e regia, e realizza un film dai tempi perfetti e dalla trama che conquista.

Ambientato in un mondo come il nostro, ma interamente abitato da animali, Sing ha come protagonista Buster Moon un koala azzimato, padrone di un teatro un tempo glorioso ricevuto in eredità dal padre, ma adesso caduto in disgrazia. Buster è un ottimista nato, che ama il suo teatro più di ogni altra cosa e quindi fa di tutto per tenerlo in piedi. Dovendo affrontare l’infrangersi del sogno della sua vita, decide di fare un ultimo tentativo per riportare il suo gioiello agli antichi splendori, organizzando un Talent di canto.
In molti si presentano, ma solo cinque concorrenti superano le selezioni: Mike, un topo crooner che canta bene ma è un imbroglione; Meena, una timida elefantina adolescente con panico da palcoscenico; Rosita, maialina casalinga e madre di 25 figli; Johnny, un giovane gorilla gangster che cerca di prendere le distanze dai crimini della sua famiglia; e Ash, una porcospina punk-rock che lotta per liberarsi del sua fidanzato arrogante e poter finalmente intraprendere una carriera da solista.
Ciascuno di loro arriva nel teatro di Buster convinto che quella potrebbe essere la grande occasione per cambiare vita, ma quello che troveranno andrà ben oltre il semplice concorso canoro.
A livello di animazione forse non siamo sulle vette di Disney e Pixar, ma un cartone animato come questo può permettersi una grafica meno precisa (ma comunque molto curata), perché la storia convince a ogni inquadratura.
La trama è costruita per riscuotere consensi. Siamo davanti al tipico percorso di riscatto dell'uomo medio, il sogno americano applicato ad ogni personaggio del film. L'introduzione di un meccanismo da Talent semplifica la comprensione della trama e la rende fruibile in maniera immediata. Ogni personaggio è simpatico, e anche quelli che dovrebbero essere i "cattivi" della storia (anche se di veri cattivi poi non ce n'è), riescono a farsi amare.

Il film è ruffiano, perché ti cattura con battute perfette, mai urlate, con un ottimismo dilagante e coinvolgente. Ci si trova davvero a fare il tifo per l'uno o l'altro concorrente. Si balla sulla poltrona, si ride, si piange, ci si emoziona.
Ogni personaggio è approfondito quanto basta per far in modo che il pubblico entri in sintonia con lui. I tanti intermezzi cantati alleggeriscono la trama e divertono i più piccoli, e nel contempo stupiscono i più grandi per come siano interpretati magistralmente dall'incredibile cast vocale (Matthew McConaughey, Scarlett Johansson, Reese Whiterspoon, Seth McFarlane, Tori Kelly e Taron Egerton, per citare le voci principali). Le canzoni, fortunatamente, non sono state tradotte in italiano e mantengono tutto il fascino che i grandi classici pop e le canzoni più moderne possono evocare.


Convincente in ogni momento, Sing ha tutti i numeri per essere migliore di tanti film "in carne e ossa" che puntano tutto sull'estetica e nulla sul contenuto.

Da vedere almeno due volte.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 4 gennaio.

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