lunedì 30 gennaio 2017

SMETTO QUANDO VOGLIO - MASTERCLASS, la recensione di un film che è secondo solo al suo primo capitolo

A distanza di tre anni dal primo Smetto quando voglio, Sydney Sibilia rimette insieme il cast e propone un secondo capitolo intitolato Smetto quando voglio - Masterclass ancora più dirompente ed efficace del primo.

Magistralmente collegato al primo film, Masterclass parte esattamente dove il suo predecessore terminava, riprendendone le immagini e le fila con precisione chirurgica. Vediamo addirittura le stesse scene, rigirate da punti di vista differenti, arricchite di dettagli in grado di unire le due pellicole in un unico e più ampio disegno.


Sebbene la visione del primo film sia altamente consigliata prima di andare in sala a vedere il secondo, Masterclass dedica una buona parte della sua introduzione a ri-presentare i personaggi e a farli conoscere al pubblico. Inserisce anche nuovi volti e getta le basi per quello che sarà il terzo capitolo della serie, che vedremo, presumibilmente, nel 2018.

Con la evidente voglia di adeguarsi a degli standard di commedia e azione d'oltreoceano, pur rimanendo ben piantato nella realtà italiana (anzi, romana), Masterclass rimette in gioco la banda dei ricercatori, rei di aver creato e spacciato per tutta la capitale una smart-drug fenomenale. Questa volta i plurilaureati capitanati da Pietro Zinni (Edoardo Leo) vengono ingaggiati delle forze dell'ordine per agire al di fuori della legge ma per conto della legge. Devono rintracciare sul mercato 30 smart-drug ancora legali, sequestrarle, analizzarle e consegnarle alla polizia, allettati dalla promessa di essere scagionati dai precedenti crimini.
Il gruppo si struttura, si attrezza, assolda due nuovi membri (reclutandoli tra i "cervelli in fuga" all'estero) e si mette all'opera, ottenendo velocemente i risultati richiesti. Ma a infilare loro i bastoni tra le ruote è qualcuno che si è messo a fare ciò che loro facevano nel primo capitolo, cioè produrre una smart-drug ancora più allettante.



Leggermente meno comedy e più action del primo film, Masterclass riesce a coniugare gli elementi tipici del buddy movie americani con gustosi momenti di pura azione, quasi mai proposti in produzioni italiane. Assistiamo a un vero e proprio inseguimento di un treno, con tanto di scazzottata sui tetti dei vagoni; non mancano gli inseguimenti per le vie di Roma, tutto questo mentre i personaggi principali sfoggiano quasi grottescamente la loro intelligenza fuori dal comune e la loro comica inadeguatezza ad affrontare il mondo reale.


Un mix irresistibile, più unico che raro nel nostro cinema. A tutto questo si aggiunge una cura nei dettagli della sceneggiatura quasi maniacale. Ogni elemento, anche il più insignificante, ha una funzione nella storia e torna in un secondo momento a far quadrare l'affresco generale.

Il film si chiude con un colpo di scena  ben congeniato, che apre la strada al terzo capitolo della saga. E se la conclusione del secondo film può lasciare un retrogusto amaro, arriva subito l'anteprima del terzo. In perfetto stile Ritorno al futuro - Parte II scopriamo, prima ancora di abbandonare la sala, cosa ci aspetterà in Smetto quando voglio - Ad Honorem e usciamo dal cinema con una tremenda voglia di ritornarci!

Da vedere almeno due volte (dopo aver rivisto anche il primo Smetto quando voglio).

Massimiliano Martini

Al cinema dal 2 febbraio.

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