martedì 21 febbraio 2017

BEATA IGNORANZA - La recensione

A metà tra la commedia italiana sui sentimenti umani e la denuncia tragicomica dell'abuso di tecnologia, Beata Ignoranza punta tutto sui due attori in locandina, ponendo i loro personaggi al centro di una vicenda che li lega sin dall'infanzia.

Ernesto (Marco Giallini) è un catto-comunista, insegnate di italiano al liceo, mai raggiunto dalla tecnologia. La sua vita è ferma a dieci anni prima, quando la sua venne stravolta dalla scoperta che sua figlia quindicenne era in realtà il frutto del tradimento della moglie.


Filippo (Alessandro Gassmann) è un berlusconiano impenitente, insegnate di matematica 2.0, sciupafemmine connesso alla rete 24 ore su 24. La sua vita è spensierata, spesso incurante di chi gli sta attorno. E' il padre biologico della figlia di Ernesto.


I due erano amici sin dall'infanzia, ma a dividerli fu l'amore per una stessa donna (Carolina Crescentini), rea di aver amato il primo, ma di non aver disdegnato le attenzione del secondo.

Dopo anni di lontananza Ernesto e Filippo si ritrovano a condividere lo stesso posto di lavoro: il liceo. E proprio un video di loro due che si azzuffano in classe, diventato virale, che fa tornare nelle loro vite la figlia in comune, Nina (Teresa Romagnoli), intenzionata a girare un documentario sui diversi modi in cui i suoi padri conducono la loro vita, ma ribaltandone i ruoli. Ernesto dovrà entrare nella rete e Filippo dovrà uscirne.


Il regista, Massimiliano Bruno (Gli ultimi saranno ultimi) sceglie di raccontare Beata Ignoranza attraverso le voci dei due personaggi principali, abbattendo la quarta parete e lasciando che, in un ampio prologo, siano proprio Ernesto e Filippo a spiegare al pubblico gli antefatti necessari ad entrare nella narrazione. Questo escamotage documentaristico si specchia nello sviluppo della trama, quando è proprio la realizzazione del documentario sui due padri rivali, a prendere il sopravvento.

Il messaggio che il film riesce a trasmettere è quanto di più buonista e scontato una commedia italiana possa mettere in scena. Come è prevedibile, il ribaltamento dei ruoli tra i due insegnanti dimostra che c'è del buono anche nella tecnologia e nella vita iperconnessa (come la possibilità di dare sfogo al proprio io represso e di ritrovare intraprendenza e nuove forme di interazione sociale), ma ammette anche che c'è del buono nel vivere al di fuori del mondo virtuale, riscoprendo i valori umani e riavvicinandosi alla natura.
Contemporaneamente anche il rapporto tra i due nemici/amici si intensifica e si rinsalda. Portando i due uomini ad accettare il ruolo che entrambi avevano ormai rifuggito, ovvero quello di padre.

Mattatori indiscussi Gassmann e Giallini; perfettamente a proprio agio il primo nei panni del piacione modernista, comodamente adagiato il secondo nei panni dell'inveterato anti-tecnologico.
Beata ignoranza è un film godibile, anche se non brilla in originalità, che punta tutto sul volto dei suoi attori tanto amati dal grande pubblico.

Vederlo è un optional.
 
Massimiliano Martini

Al cinema dal 23 febbraio.

LE NOTIZIE PIU' LETTE DELL'ULTIMO MESE