venerdì 3 febbraio 2017

BILLY LYNN - UN GIORNO DA EROE, recensione di un film che è una via di mezzo tra FULL METAL JACKET e UFFICIALE E GENTILUOMO

"E' il tuo giorno, Billy Lynn", verrebbe quasi da pensare a Charlie Brown e ai Peanuts, invece è il titolo originale del romanzo da cui è stato tratto questo film. In effetti la storia ricorda in diversi punti il famoso fumetto di Shultz, dove il nostro protagonista, Billy Lynn (Joe Alwyn) è un giovane ragazzotto del Texas, cresciuto a luoghi comuni e prove di forza.


Quando l'ex-fidanzato di Kathryn (Kristen Stweart), la sorella di Billy, la sfigura bruciandole il volto, il giovane Lynn decide di vendicarsi aggredendo e malmenando il coetaneo. La bravata porta Billy a doversi arruolare tra i marine, per evitare ulteriori guai e problemi in famiglia. Tra alti e bassi, azioni sconsiderate e quel tocco di spericolatezza che ci si aspetta da un adolescente del Texas, assistiamo all'inizio dell'autodeterminazione di Billy che scopre di apprezzare la vita e le dure regole dell'Esercito.



Improvvisamente Billy diventa, suo malgrado, una sorta di eroe nazionale quando, con i commilitoni della squadra Bravo, riesce a scampare a un pericoloso agguato in Iraq ed a portare a termine una missione altamente pericolosa, guadagnandosi una licenza premio e il viaggio a Dallas per festeggiare gli eroi nazionali. Le ore succesive all'arrivo presso lo stadio di Dallas, vengono affrontate dai Bravo in maniera apparentemente sprezzante, una maschera necessaria per celare le emozioni contrastanti che sembrano agitare i cuori dei giovani.soldati, sopratutto quando si troveranno davanti al padrone della baracca: Norm Oglesby, nterpretato da un inquietante Steve Martin, è la perfetta rappresentazione del tipico texano, padrone dei Dallas Cow Boys per passione e petroliere di professione.


Il magnate texano è apparentemente intenzionato a voler finanziare un film sulla vicenda della Bravo, ma interessato esclusivamente alle vicende di Billy. Il ragazzo rappresenta la figura del classico eroe, trovatosi per caso davanti a un cecchino (che ha appena fatto fuori il Sergente Shroom, un Vin Diesel che non è costretto a doversi mettere costantemente in mostra e che veste i panni del classico 'uomo morto che cammina') e vittima di eventi più grandi di lui.


Mentre tutto ruota attorno al ragazzo, lo spettatore gode della particolare fortuna di poter vedere la realtà sia in maniera oggettiva, sia soggettiva, grazie a flashback e scene riviste dall'ottica del protagonista, rivelando quello che vorrebbe vedere accadere attorno a lui.

Ang Lee non lesina in momenti di introspezione che possono essere compresi a pieno solo assistendo alla proiezione in 4K e 3D, che sfruttano a pieno le riprese in High Frame Rate. Per gli altri spettatori, potrà sembrare un poco ripetitivo l'uso smodato di primi piani e la ricerca di particolari che perdono d'incisività con una proiezione normale.

Alla fine nonsi può che fare una importante riflessione: fu proprio grazie ai soldati che vissero il conflitto in Iraq, che venne identificata e studiato il Disturbo Post Traumatico da Stress. Quello che pochi riuscirono a capire è che la vita sul fronte, anche in una guerra "moderna" come quella in Iraq, non fu affatto rose e fiori. Sopratutto i civili, con i loro culoni al caldo, non potranno mai capire quanto siano vere e quanto siano in suppurazione le ferite dei reduci, sopratutto quelle che non si vedono, ma che lasciano solchi molto profondi nella psiche di tutti i sopravvissuti.

Voto: 7

Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema dal 2 febbraio.

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