martedì 21 febbraio 2017

GIMME DANGER - La recensione

Dagli inizi ad oggi. Una emozionante e travolgente corsa tra successi, sconfitte, risse e crescita interiore di un artista e della musica che ha ispirato generazioni di ascoltatori e di musicisti: Iggy Pop.

Tutto iniziò ad Ann Arbor, una piccola città della contea di Washtenaw, Michigan, dove il piccolo Jim Ostenberg viveva, o meglio, condivideva una roulotte di 12 metri con i genitori, nutrendo un profondo amore per la musica che crebbe quando gli regalarono una batteria.
La convivenza si rese molto più difficile con l'aumentare delle esercitazioni, dato che la strumentazione era così grossa che ogni volta invadeva letteralmente il salotto, monopolizzando l'intera area e producendo un baccano tremendo.
I genitori continuarono ad assecondare la passione del piccolo, arrivando a scambiare la loro camera da letto con quella del figlio, per tenere gli strumenti senza dover smontare e rimontare tutto.
Così facendo gli adulti ottennero nuovamente l'utilizzo del salotto, pagando un piccolo tributo in termini di comodità, dato che il loro letto entrava a malapena nella stanzetta, costringendoli ad accedervi direttamente in ginocchio.

Nel 1963, assieme al chitarrista Jim McLaughlin, Jim Ostenberg fonda la band giovanile The Iguanas, portandola in breve tempo ad essere la band di riferimento per le feste nelle scuole superiori della zona.


Sempre nel periodo scolastico, una visita alla fabbrica della Ford di Detroit, è fonte di ispirazione per Iggy, che si innamora del clangore prodotto da una pressa e decide che quel particolare suono dovesse venir utilizzato come sonorità musicale.
L’anno successivo, con l'ingresso del sassofonista Sam Swisher e di Nick Kolokithas alla chitarra e Don Swickerath al basso, crebbe ulteriormente la loro fama, i The Iguanas divennero la maggior attrazione in ambito rock di Ann Arbor,

Non contento di vedersi relegato al ruolo di batterista, più che altro per la posizione sul palco (“non sopportavo di vedere le chiappe di qualcuno davanti a me”), Iggy lascia i The Iguanas, intenzionato a perseguire il suo percorso artistico andando a Chicago, accompagnando con la batteria alcuni tra i maggiori musicisti blues. Ma un'improvvisa illuminazione, raccontata così da Ostenberg "Dopo aver fumato uno spinello in riva al fiume, mi sono reso conto di non essere nero", porta Jim a tornare alla natia Ann Arbor dove fonda, assieme a Ron e Scott Asheton e Dave Alexander, il gruppo degli Psichedelic Stooges e diventa il front man del gruppo
Il gruppo rientra perfettamente nel tipico esempio di band giovane, anticonformista, comunista e contestatrice, utilizzando sonorità fuori dagli schemi. I colpi della pressa della Ford, aspirapolvere e frullatori diventano strumenti improvvisati, producendo una alchimia di suoni mai uditi prima.
Sul palco Iggy Pop si trasforma completamente. Il giovane timido ma talentuoso bambino di un tempo diventa una sorta di indemoniato, come dice egli stesso, e i suoi movimenti sono quelli di una scimmia, un babbuino che istiga la platea.


Durante gli show, prese ad interagire completamente con le prime fila del pubblico, svanendo dalla vista del palco e ritornandovi dopo qualche minuto. Nel frattempo gli Stooges, entravano in una sorta di loop suonando gli stessi accordi in attesa che tornasse il leader.

 L'enorme successo e la giovane età, unita al periodo turbolento, portò però i giovani in un vortice che li avrebbe resi per diverso tempo schiavi delle droghe e degli abusi di alcool, distruggendo il gruppo.
Senza soldi e senza apparente futuro, i membri degli Stooges ripiegarono verso una vita 'normale', tornando dai genitori, cercando una sorta di redenzione.

Ostenberg riuscì a disintossicarsi grazie al compiacente aiuto di un farmacista, amico di famiglia che gli fornì metadone liquido fino al termine della cura, ed occupando il suo tempo libero lavorando in un negozio di dischi. Negli anni successivi il ritorno alla ribalta come artista, che lo porta in Inghilterra dove, dopo un periodo di fama e di collaborazioni (tra quelle più significative ricordiamo quella con David Bowie), riesce a far scritturare gli altri membri del gruppo,

Il docufilm  mostra molto altro materiale, ricordando tra alti e bassi, il resto della carriera degli Stooges, compresi i momenti tristi legati alla morte di Ron Asheton. Ma c'è spazio anche per aneddoti più lievi, come il ricordo della telefonata che Ron fece a Moe Howard, chiedendogli rispettosamente il permesso di usare il nome The Psychedelic Stooges, e il comico rispose con un colorito "non mi interessa niente, basta che non si chiamino The Three Stooges!" Risposta che portò alla decisione di abbandonare direttamente la parola Psichedelic. O come quando rivela il suo amore per Howdy Doody and The Soupy Sales Show, uno spettacolo per bambini. In esso, uno dei personaggi principali, Clarabell il clown, combinava di tutto, non si sapeva cosa sarebbe successo e chi sarebbe stata la vittima delle sue irriverenze. Sempre in quello show, un altro personaggio chiedeva ai piccoli fan di mandare le loro letterine, ma di rimanere entro le 25 parole di testo, o anche meno. Quella particolare forma di scrittura venne adottata da Jim come ispirazione per le sue canzoni "non mi sono mai sentito Bob Dylan, le mie canzoni dovevano essere facili da ricordare e da cantare".

Verso la fine della pellicola, Jim Ostenberg lascia nuovamente che a prendere la scena sia Iggy Pop, ricordando gli spiacevoli episodi di bullismo di cui era oggetto da ragazzino, e sfidando apertamente i bulli che sono rimasti in vita. Lui è ancora vivo ed aspetta di restituire i favori ricevuti.

Jim Jarmusch, il regista, non nasconde minimamente l’amore per e la sua estrema ammirazione verso l'idolo di tutta la sua vita, per Iggy Pop e per i The Stooges, quella che definisce la miglior Rock Band di tutta la storia.
Tutto il documentario è una stupenda esaltazione della storia e della carriera musicale di Iggy Pop, e di come l'istrionico Ostenberg riesca a raccontare con incredibile lucidità una serie incredibile di aneddoti, che lasciano basito lo spettatore.

Voto: 7

Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema solo il 21 e 22 febbraio.

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