mercoledì 15 febbraio 2017

IO, CLAUDE MONET - La recensione del docufilm dedicato al maestro dell'Impressionismo

Il 14 ed il 15 febbraio prosegue la stagione di Grande Arte al Cinema proposta da Nexo Digital, con il docufilm di Phil Grabsky sulla vita di uno degli artisti più prolifici in termini di produzione d'opere d'arte, con circa cinquecento tele riconosciute come sue.

Quello che pochi sanno è che Claude Monet fu sicuramente un accanito grafomane, avendo scritto un numero impressionante di lettere, di cui circa tremila fanno da colonna portante a questa pellicola.

Nato a Parigi nel 1840, Monet rivela sin dalla gioventù, una vivacità di tocco ed una passione per i colori che gli permettono di entrare a contatto con molti artisti suoi contemporanei. Giusto per citarne alcuni, possiamo ricordare Delacroix, Corubet e Pissarro, con cui studiò presso la Academie Suisse.

Nelle prime lettere, si ha la viva sensazione di incontrare il giovane artista, di vederlo pieno di vitale esuberanza, mentre racconta le giornate di studio, i piccoli problemi nel trovare un luogo adatto a stimolare la sua dirompente creatività, le allegre serate con la spensieratezza tipica del giovane artista convinto di poter ammaliare il mondo con le sue opere ancora acerbe.

Tra gli altri grandi artisti suoi contemporanei, e destinatari delle sue missive, non possiamo dimenticare Manet, a cui racconta di come abbia incontrato Constant Troyon, che sin dal principio gli consigliò di frequentare ulteriori studi per migliorare i ritratti. Suggerimento che Monet non ascoltò a lungo, preferendo ampliare la conoscenza di altre scuole di pensiero e dedicarsi soprattutto al ritratto paesaggistico.

Negli anni successivi, Monet si spostò diverse volte, andando a vivere per un certo periodo a Le Havre, dove continuò a seguire gli insegnamenti di Eugène Boudin, colui che per primo aveva intravisto nel giovane la capacità di riportare su tela la forza, il potere e la vivacità di qualsiasi cosa venga riprodotta direttamente sul posto, dandogli una sorta di imprinting che Monet non potrà mai dimenticare.

Man mano che passano gli anni, le lettere mostrano il disincanto del giovane uomo che, venendo pian piano a mancare la sicurezza datagli dal padre con i suoi miseri finanziamenti, si trovò sempre più spesso a cercare non solo acquirenti per le sue tele, ma mecenati che lo sponsorizzassero e che finanziassero i suoi futuri lavori.

Sempre con il suo maestro, ed un altro giovane talentuoso, Jean-Frédéric Bazille, Monet si trasferisce a Honfleur. Proprio in questa zona della bassa Normandia, vengono creati diversi meravigliosi dipinti incentrati sulla vita di mare, con le sue coste pacifiche e gli splendidi giochi di luce.

La violenta discussione con il padre, che nello scambio epistolare viene definito uno dei creditori con cui non si possa ragionare, portano il ventiseienne Monet a decidere di tornare per un breve periodo a Parigi. Questa pausa creativa in realtà gli permette di poter ampliare ulteriormente la sua tecnica e le sue fonti di ispirazione, portandolo ad assimilare la creatività cromatica di Courbert.

Grazie a diversi realizzi che portarono discrete somme, l'artista si trasferisce, andando a vivere per diverso tempo a Chailly, luogo che Monet ama tantissimo.

I suoi viaggi nell'età più matura, lo portano a scoprire i meravigliosi panorami e le incredibili luminosità dell'Italia, abitando per diverso periodo a Bordighera, dove assieme a Renoir aveva trascorso una breve vacanza studio.

Lo scambio di lettere, ormai persa la spensieratezza della gioventù, accompagna lo spettatore, mettendo a nudo i conflitti interiori dell'artista, la sua disaffezione verso chi credeva amico e, dapprima, la gioia nell'avere con se la moglie Camille, in seguito, il tormento dato dalla morte della donna, a causa di un cancro e la perdita del figlio Michel.

Gli anni della maturità, accompagnati sempre dalla costante ricerca di fondi per poter proseguire il suo percorso creativo, mostrano il ritorno dell'artista ad un tratto meno preciso ma sempre molto ricercato, una fusione di colori che rendono i capolavori come 'Lo stagno delle ninfee, armonia verde', uno spettacolo riportato per sempre su tela.

La tristezza delle lettere, rivela quanto Monet abbia sofferto nel vedere morire anche la seconda moglie Alice ed il figlio Jean. Eventi che lo fanno diventare una specie di orso, dedito alla pittura, malgrado la cecità ne riduca drasticamente le capacità artistiche, fino ad un miracoloso recupero a seguito di una operazione.


L'anziano Monet, se nei suoi paesaggi riesce a dare speranza, ritraendo la bellezza della natura e dei colori, nelle sue lettere, non fa mistero di essere dapprima preoccupato per la grande guerra che ormai ha travolto la Francia e, successivamente, la grande gioia per la vittoria bellica.

Se le tele del pittore lasciano a bocca aperta per la loro bellezza, sicuramente non si può che concordare sulla interessante opportunità di sentire l'anima di Claude Monet, l'artista ma soprattutto l'uomo, che nello scambio epistolare, si rivela, mette a nudo l'animo e parte dei sogni che hanno guidato la sua vita.



Se da una parte, la voce narrante ha dovuto immedesimarsi nell'artista a cavallo di due secoli, dalla sua ha anche una simpatica omonimia in comune: Claudio Moneta (SpongeBob e Kakashi Hatake in Naruto) è infatti la voce narrante che ha impersonato Claude Monet in questo docu-film.

Voto: 7
 
Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema solo il 14 e 15 febbraio.

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