giovedì 9 febbraio 2017

JACKIE, la vicenda che ha ridefinito l'America, per la prima volta da un diverso punto di vista. Ecco la recensione

Pablo Larraín con uno stile quasi documentaristico racconta Lei, l’icona americana per antonomasia. L’eroina contemporanea che ha ridefinito il ruolo di first lady e ispirato le successive generazioni di donne, diventando un vero e proprio simbolo. Una donna d’incredibile sensibilità ed eleganza, vittima anche lei della tragedia avvenuta il 22 novembre del 1963.


Il regista mostra alcuni momenti della quotidianità di Jacqueline Kennedy alla Casa Bianca e ciò che accade dopo l’assassinio del Presidente; mostra il suo lato umano e femminile, ma anche tenace, nel momento di maggior fragilità per la famiglia Kennedy e la Nazione. Jackie non vacilla davanti al dramma: come ultimo atto d’amore per il marito, nonché ultimo omaggio al 35° Presidente degli Stati Uniti d’America, organizza (non senza difficoltà) una regale cerimonia funebre, mostrando una dignità che stupisce il mondo e inorgoglisce il popolo americano.


 Diverse situazioni si alternano come, ad esempio, l’intervista con Theodore H. White (Billy Crudup), il giornalista che racconterà al mondo la tragedia: Jackie che tiene tra le mani la testa esplosa del marito, il suo bellissimo e ormai iconico vestito rosa tinto di rosso (i costumi sono perfettamente ricreati); sequenza che Pablo Larraín gira con grande pathos. Come non ricordare i famosi 26 secondi del filmato di Abraham Zapruder diventati i più famosi della storia (al centro di JFK di Oliver Stone e citato in Parkland di Peter Landesman). La colonna sonora di Mica Levi è angosciante e accompagna le sequenze più desolanti, quando Jackie è sola contro tutti.

Gli altri personaggi sono perfettamente caratterizzati: Bob Kennedy (un convincente Peter Sarsgaard) resta sempre al suo fianco, ma porta con sé il fardello della presidenza “incompleta” del fratello. Lyndon B. Johnson (John Carroll Lynch, perfettamente viscido) è subito pronto a giurare fedeltà sull’Air Force One e diventare il 36° Presidente, mentre Jackie, accanto a lui, deve ancora metabolizzare l’accaduto. Ricco di dettagli scenici, Jackie è un’inusuale ricostruzione storica dei fatti, poiché per la prima volta il punto di vista è un altro.


Larraín non abbandona mai il viso, consumato dal dolore, di Natalie Portman, brava in un ruolo ritenuto da molti a lei congeniale. Natalie è cresciuta molto artisticamente, da Léon (una Marylin Monroe “versione bambina” che cantava “Happy Birthday, Mr. President”) a V per Vendetta (dove ci ha toccato il cuore) fino a coronare la sua carriera ne Il cigno nero di Darren Aronofsky, produttore di Jackie. Da ricordare il compianto John Hurt che interpreta Padre Richard McSorley con cui Jackie si confida, domandandogli il senso di questo “castigo divino”.


Una donna che nonostante la crudeltà della vita, si rialza ed è pronta a gridare al mondo che Camelot sarà sempre nei cuori di tutti gli americani e del mondo intero.

Alessandro Pin
Al cinema dal 23 febbraio.

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