giovedì 9 febbraio 2017

LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE, recensione della storia vera di un eroe che non volle mai imbracciare un'arma, ma che riuscì a salvare tante vite

Non sempre, la guerra la si combatte con le armi.
Il Mel Gibson regista torna a dirigere un film con la passione e la grinta che lo hanno sempre contraddistinto.

Dopo una decade esatta dallo spettacolare Apocalypto, il cineasta americano, ma australiano di adozione, torna a mostrare la sua visione accompagnandoci alla scoperta della storia di Desmond Doss.
Da molti definito il primo obiettore di coscienza della storia, oppure, come egli stesso preferiva definirsi, il primo "cooperatore di coscienza", dato che il primo termine, coniato dall'esercito, non rispecchiava la sua volontà di dimostrare l'utilità in guerra di una figura disarmata, Desmond si scontrò diverse volte con i superiori e con l'establishment militare che non tollerava affatto la sua poetica visione pacifista.

Nella prima parte del film, ci vengono raccontate l'infanzia di Doss (Darcy Bryce) e le motivazioni che lo portarono alla ferrea decisione di ripudiare le armi. Il piccolo Desmond e suo fratello Hal (Roman Guerriero) sono cresciuti in stato di semi abbandono dato che il loro padre, Tom (interpretato dal sempre grandissimo Hugo Weaving), reduce dalla Grande Guerra, fortemente traumatizzato dalla perdita dei suoi amici di infanzia caduti durante il conflitto, è tornato completamente stravolto. Tom è ormai fortemente dedito all'alcool, tralascia i suoi doveri di genitore e si lascia andare a frequenti sfoghi di violenza senza motivo.
Una tipica scazzottata tra fratelli finisce tragicamente quando Desmond afferrato un mattone, lo utilizza per colpire il fratello, senza considerare l'implicita pericolosità. Quando Tom porta via Hal privo di coscienza, il bambino rimasto temporaneamente solo, ha modo di rimuginare sulle sue azioni e comincia a delineare la sua decisione di non voler mai più causare dolore a un essere umano.

Qualche anno dopo, Hal ritorna a casa indossando la divisa, avendo scelto di prestare servizio nelle forze armate, decisione che scatena per l'ennesima volta l'ira di Tom che a sua volta teme di veder morire anche il figlio.

Nel periodo immediatamente successivo Desmond (Andrew Garfield) si ritrova a salvare la vita di un ragazzo, utilizzando la propria cintura come laccio emostatico. Accompagnato il malcapitato in ospedale, Desmond subisce un doppio colpo di fulmine: professionale, sentendo un'irresistibile attrazione verso la medicina, e sentimentale a causa di una ancor più irrefrenabile passione per la bella infermiera Dorothy Schutte (Teresa Palmer).
L'idillio tra i due sembra aver vita breve quando anche Desmond decide di andare sotto le armi per rispondere a suo modo alla chiamata verso un dovere maggiore: vuole far la sua parte per salvare le vite.
 
 
Il periodo di addestramento della recluta Doss è una via di mezzo tra Ufficiale e Gentiluomo e Full Metal Jacket, con il tipico Sergente Howell (Vince Vaugh) che, una volta scoperto di avere una 'mammoletta' tra i suoi uomini, cerca in tutti i modi di farlo desistere e ritornare alla vita civile, finendo però per provare una sorta di rispetto per la determinazione con cui Desmond si appella al regolamento che gli permette, in quanto obiettore, di non dover per forza maneggiare il fucile.

Tra i più strenui oppositori di Doss va assolutamente fatta notare la presenza del Capitano Glover (Sam Worthington), che durante il periodo dell'addestramento, tenta di tutto per convincere Desmond a ritirarsi, invitandolo a ritornare a casa, spiegando che non c'è vergogna nel desistere e che lui, come Ufficiale, non possa contare su ogni singolo uomo, per salvare gli altri, nel caso venissero aggrediti da nemici armati.

Riuscito a ottenere il permesso di poter partecipare in allo scontro, portando il suo aiuto come soccorritore medico, Doss e i suoi commilitoni vengono spediti a Okinawa, una striscia di terra appena al di là di una scogliera su cui i soldati si devono arrampicare grazie all'utilizzo di corde.
Da svariati giorni, le truppe alleate cercano di impossessarsi di un territorio denominato Hacksaw Ridge, in cui diverse centinaia di soldati americani hanno già perso la vita, tra le ondate di assalto ed il riflusso causato dai seguenti contrattacchi nipponici.
Tra assalti e ritirate, la squadra di Desmond è costretta a ripiegare e scendere la scogliera a ridosso del campo di battaglia, vedendo diversi feriti ancora vivi, il giovane medico decide di prestare soccorso e di aiutare i suoi amici. La missione di soccorso però finisce con isolarlo dalle truppe d'assalto, facendolo rimanere dietro le linee riconquistate dai giapponesi.
Grazie al favore delle tenebre e alcuni trucchi imparati nelle campagne in cui era cresciuto, Desmond si ritrova a salvare la vita a un numero impressionante di soldati americani, tra cui uno dei suoi più ferrei detrattori, il Capitano Glover, e anche a qualche soldato giapponese rimasto ferito.
 
 
 
Sicuramente le scene degli scontri bellici risentono della mania di Gibson per lo splatter e per l'esagerato numero di cadaveri che saltano e rotolano per aria, è altrettanto innegabile che la forte componente religiosa del regista e l'appartenenza alla Chiesa Avventista da parte del protagonista, la facciano da padrona in molte, forse anche troppe motivazioni presenti nel film.

Va anche ricordato che il vero Desmond era estremamente convinto delle sue motivazioni e che abbia effettivamente salvato più di settanta persone in una sola notte. Gesto estremamente eroico che gli valse la Medaglia d'Onore.

Altra connotazione fortemente riconoscibile è l'estremo patriottismo e voglia di dimostrare la purezza della battaglia, una sorta di elogio delle forze armate, magari anche a scapito del realismo in alcune sequenze, dove le trincee non rispecchiano l'effettivo rifugio, ma una sorta di 'percorso preferenziale' da utilizzare per giustificare ulteriori salti degli stunt.

Malgrado i piccoli difetti, La Battaglia di Hacksaw Ridge è comunque un bel film e Andrew Garfield riesce a far trasparire l'impegno e la presa di posizione che Desmond Doss aveva cercato di far capire ai suoi contemporanei.

Hugo Weaver è assolutamente un fantastico Tom Doss. Si conferma capace di far sentire il peso del trauma bellico e l'incapacità di affrontare la vita dopo il ritorno a casa. Contemporaneamente diventa un'incredibile figura, in grado di indossare nuovamente la divisa pur di sostenere la decisione e la ferrea volontà del figlio.

Assolutamente da non perdere, alla fine del film, le interviste al vero Desmond Doss e altre persone incontrate nella storia. Impossibile non sentire ammirazione ed enorme rispetto quando ricorda il mantra "ancora uno, fammene trovare ancora uno in vita", che lo spinse per tutta la notte a salvare le persone e a farle recapitare al campo base, oppure quando l'ex -Capitano Glover ammette di essersi assolutamente sbagliato nel giudicare il giovane Doss, e che mai avrebbe immaginato di dover lui stesso ringraziare Desmond per avergli salvato la vita.

Voto: 9
 
Sergio Raffaele Di Barletta
 
Al cinema dal 9 febbraio.

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