domenica 19 febbraio 2017

MOONLIGHT - La recensione

Suddiviso in tre parti, come tre capitoli di un libro, o di un diario, ed ambientato principalmente a Miami, Moonlight è la scoperta delle debolezze, la voglia di crescere e la redenzione di una persona di colore che scopre il proprio percorso. 

Questa pellicola, basata sul progetto teatrale post laurea intitolato In Moonlight Black Boys Look Blue del drammaturgo Tarell Alvin McCraney, viene proposta da Barry Jenkins, già regista dell'emozionante Medicine for Melancholy, che nel 2009 lo portò alla ribalta con tre candidature agli Independent Spirit Awards.
Jenkins ha attinto a piene mani dal suo background culturale, essendo cresciuto egli stesso nella zona di Liberty City (Miami), una città nella città, sicuramente molto differente da quella di Miami Vice o dello spring break che abbiamo più volte visto proporre dai media.

Capitolo 1 - “Little”
Chiron (Alex Hibbert) è un ragazzino come molti altri e, come tanti suoi coetanei, cresciuto dalla madre single nei sobborghi di Miami, in una zona ad elevata edilizia popolare.
L’esile costituzione, e la riservatezza del giovane, ne fanno il bersaglio preferito per le angherie dei suoi compagni, viene soprannominato Little (piccolo). L’unico su cui sembra poter contare è Kevin, suo amico sin dalla più tenera infanzia, che conosce le reali potenzialità del ragazzino e del fatto che si trattenga costantemente dal rispondere con la forza.
Durante una delle consuete fughe dai compagni, Chiron si rifugia in una casa abbandonata, utilizzata di solito come ricovero per sbandati e tossicomani. Per fortuna del ragazzino, a trovarlo è Juan (Mahershala Ali), spacciatore dal cuore d’oro che si rivede nel fanciullo.
Davanti al mutismo di Little, l’uomo decide di portare il ragazzino a casa sua dove, con l’aiuto della sua compagna Terese (Janelle Monáe), spera di riuscire a penetrare le barriere protettive che il ragazzino ha innalzato.
Vedendo Chiron mangiare di gusto, anche la donna si intenerisce e decide di farlo riposare ed eventualmente riprovare all’indomani. 
Nei giorni seguenti, Juan entra a far parte della vita del giovane Little, comportandosi come una sorta di padre putativo in svariate occasioni, portando il piccolo a non aver timore del mare e scoprendo assieme ad esso la passione per il nuoto.



Il rapporto cresce assomigliando sempre di più a quello di una normale famiglia, al punto che Chiron una sera chiede candidamente a Juan "Sono un frocio?", rivelando sia i grossi conflitti causati dai compagni di scuola, sia la paura di riconoscere in sé stesso una sessualità che non è in grado di accettare.
La frequentazione della casa di Juan e Teresa continua finché l'uomo scopre che Paula (Naomie Harris), madre di Chiron, è una sua cliente. Il tentativo di farla desistere dal continuare a drogarsi e di occuparsi del figlio, porta alla scoperta di Chiron della reale identità di Juan, incrinando la fiducia che egli aveva riposto nell’uomo.

Capitolo 2 - “Chiron”
Questa parte si apre alcuni anni dopo, il giovane Chiron (Ashton Sanders), ha ormai abbandonato l’antipatico soprannome di Piccolo, senza però riuscire a scrollarsi di dosso le angherie dei compagni.
Malgrado la morte di Juan, ha continuato a frequentare la casa di Terese, dividendosi tra la frequentazione della sua vera madre e quella putativa. Un incontro casuale con Kevin porta i due amici a fumare una canna sulla spiaggia. Complice la lunga amicizia tra i due, si ritrovano in un imprevisto scambio di baci che culmina con una reciproca masturbazione, evento che lascia i due ragazzi con ulteriori dubbi.


Giorni dopo Chiron viene preso di mira nuovamente dalla sua nemesi Terrel (Patrick Decile) che, a capo della sua squadretta di accoliti, costringe Kevin a picchiare Chiron.
Pur col volto tumefatto per i pugni subiti, Chiron si chiude nuovamente in un muto silenzio davanti alle richieste del preside che incita a rivelare i nomi dei responsabili del pestaggio.
Qualcosa si è definitivamente incrinato nel giovane, appena tornato in classe, scaraventa libri e sedia da una parte, afferra il banco e lo usa per travolgere Terrel, cominciando a tempestarlo di pugni in cui riversa anni di angherie subite.
Sfortunatamente, l’unica volta in cui Chiron mostra le sue capacità, terminerà con gli addetti della sicurezza che trascinano via il ragazzo.

Capitolo 3 - “Black”
Il timido ed introverso ragazzino dell'infanzia e dell'adolescenza ha lasciato il posto ad un nuovo Chiron (Trevante Rhodes), completamente differente. La furia contro Terrel gli è valsa una condanna al carcere minorile e la vita nel riformatorio ha temprato il carattere ed il fisico.
Scontata la sua condanna, il giovane uomo è stato reclutato da un grosso trafficante, che ne ha fatto dapprima un suo corriere e successivamente uno spacciatore di buon livello, trasformandolo nella versione muscolosa di Juan, il mentore della sua giovinezza.


Malgrado la sua nuova vita l'abbia portato lontano da Miami, da sua madre e dai sobborghi in cui è cresciuto, qualcosa rimane comunque a perseguitare l'uomo, portandolo a viaggiare di notte, per ritrovare un contatto con qualcuno che ha sempre fatto parte della sua vita.


Un film che racchiude in sé tre storie, che potrebbero benissimo essere viste singolarmente. Soprattutto la fase del giovane Little, frammenti di vita giovanile e di esperienze vissute che possono venir assimilate senza problemi, sicuramente grazie alla incredibile espressività del giovanissimo Alex Hibbert che ha già dato modo di mostrare non solo del talento ma anche il desiderio di mantenersi con i piedi per terra. Ha infatti dichiarato che l'ingresso nel dorato mondo della recitazione sia stata solo una casualità, che ha afferrato per poter permettere a sua madre di andare in pensione, e che i suoi sogni sarebbero, da buon dodicenne, di diventare calciatore o un medico e contribuire alla ricerca sul cancro.

Altra enorme figura che da lustro alla prima parte è quella di Juan. Mahershala Ali si rivela, come sempre, un bravissimo interprete per i ruoli di criminale e di persona autoritaria. In questa pellicola mette in mostra una spiccata figura paterna che commuove e fa sorridere per la semplicità e complicità sia con Chiron, sia con Terese. Rimane comunque una presenza forte anche se defilata.

Probabilmente, i secondi due terzi risentono leggermente del minore tempo a disposizione o delle attese dello spettatore. Di fatto sono stati due bei film nel film, però con una enfasi e un pathos minori. Nel complesso Barry Jenkins ha comunque confezionato un buon film, che sicuramente replicherà il numero di feels provati in precedenza e il numero di premi che potrebbero trovarsi a breve nella sua bacheca.

Voto: 8
 
Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema dal 16 febbraio.



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