domenica 5 febbraio 2017

RICCARDO III, recensione di un'opera teatrale rivisitata per il cinema

Un Riccardo III spettacolare, per una produzione sobria che si affida quasi esclusivamente alla bravura dei personaggi, parte di una stagione indimenticabile di opere teatrali sul grande schermo che arrivano a noi grazie all'iniziativa di NexoDigital, in collaborazione con SkyArteHD e MyMovies.it.


L'incredibile Ralph Fiennes da vita, al teatro Almeida, a un Riccardo III dirompente, un cattivo dal cuore nero e dal fascino indiscutibilmente attraente.

Sicuramente una produzione chiara, con pochissimo spazio per i fraintendimenti. Il testo del bardo viene rispettato con cura, malgrado i costumi ci ricordino continuamente che l'opera non è realmente ambientata nel 1400, poco dopo la Guerra delle Rose, quando le schermaglie tra York e Lancaster hanno colpito profondamente il Regno Unito sin nelle radici più profonde.

Gli ambienti volutamente claustrofobici, ci portano a Leicester in un misero parcheggio, assai simile a una catacomba popolata da irrequieti esseri, gli spettri che aleggiano sopra i poveri resti di nobili, regnanti e pretendenti dai natali di alto lignaggio, mossi da assai meno blasonati desideri di supremazia, di sterile vendetta, che fanno da contorno alla storia di Riccardo III.

La maestria di Fiennes nel rendere giustizia a uno ruolo molto difficile, tanto complesso quanto ricco di sfaccettature, di dolcezza miscelata ad astuzia, scelleratezza quanto affettata cattiveria, da vita a un Riccardo III che danza con la morte, corteggiando l'amore, sbeffeggia i nemici, facendo loro fare la figura a volte del crudele, altre del debole, dell'inadatto a regnare.
Vediamo un Riccardo completo, visibilmente storpio, che pur non volendo mostrare in toto le sue malformazioni, allo stesso tempo se ne fa scudo e punto di forza, utilizzandole sia per dileggiare i nemici, sia per celare le sue tristi bramosie carnali.
In altri momenti, la grande espressività di Fiennes gli concede qualche guizzo in cui gioca con il suo sfigurato personaggio, lo mostra verso il pubblico lanciando occhiate ammiccanti, espressioni comiche, oppure interloquendo direttamente con le prime file della platea, chiedendo agli spettatori se uno di loro fosse per caso James Tyrreel, uno dei fedeli sudditi che in seguito diventerà il suo fido scagnozzo. Lo stesso pubblico che rimane colpito dalla bramosia e dalla cupidigia di Riccardo quando, rivolgendosi a Elisabetta, affinchè lei possa intercedere per lui nei confronti di Anna, di cui il sovrano sembra realmente innamorato, finisce con il gettarla tra lo sporco e possederla brutalmente, malmenandola come una sgualdrina.
Se Fiennes è un grandissimo Re Riccardo, Vanessa Redgrave non gli è assolutamente da meno, stupenda nel suo vivere il ruolo della Regina Margherita, sia tra soliloqui e sproloqui, sia nei dialoghi con le altre madri. Lei non è solo maestra nelle maledizioni, le rende vive, vibranti, si sente quasi il peso di ciascuna parola, l'emozione repressa e la inesorable condanna che pian piano si accinge a colpire nel segno.
Finbar Lynch è un bravissimo Conte di Buckingham. Solido alleato del sovrano, pronto a soffocare i suoi pochi scrupoli, nel desiderio di dimostrarsi un buon complice per le nefande azioni del sovrano, va incontro, con nobile rassegnazione, al suo destino quando questi si dimostra infastidito dalla richiesta di tener fede agli accordi presi.


L'unica nota stonata, a mio avviso, è dovuta alle scenografie leggermente troppo povere e minimali. Se da una parte si ha una fossa che viene abilmente utilizzata in diverse scene, la monotonia del fondale con i vari teschi che man mano appaiono, come una sorta di tetro segnapunti che si aggiorna sullo sfondo a ogni vittoria del terribile sovrano, rende forse un po' troppo piatta la bella recitazione del cast, appesantendo di quando in quando la rappresentazione.

Voto: 7

Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema solo il 6 e 7 febbraio.

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