mercoledì 22 febbraio 2017

THE GREAT WALL - La recensione

C'è qualcosa di estremamente perverso in The Great Wall. Qualcosa che all'inizio ti fa credere di essere davanti all'ennesima baracconata americana, tutta fracasso, azione, trama scontata e risate facili e invece ti proietta in una realtà rigorosa e ordinata, ipercolorata e dai ritmi scanditi da fragorosi tamburi di guerra.

E' il rigore asiatico applicato al blockbuster americano. Un prodotto ibrido che si prende il rischio di scontentare entrambe le fazioni del pubblico (quella americana e quella cinese) e affronta con coraggio un cinema nuovo, che cerca di spingersi oltre i suoi confini nazionali per soddisfare un pubblico sempre più eterogeneo (e un mercato in cerca di espansione).

Yimou Zhang, il regista di Lanterne Rosse e di La foresta dei pugnali volanti, mette in scena il film cinese più costoso mai realizzato (150 milioni di dollari) e impone il suo stile misurato e calcolato all'arte della guerra delle grandi masse, trasformando la battaglia in una perfetta coreografia di corpi, suoni e colori. Lo spettatore non perde mai l'orizzonte, sa sempre dove sono i personaggi, ne conosce le caratteristiche e li apprezza per lo stereotipo statuario che rappresentano.


La storia non prevede particolari guizzi narrativi e non fa mistero di alcun elemento. Due spregiudicati avventurieri occidentali, William (Matt Damon) e Trovar (Pedro Pascal) si spingono fino alle porte della Cina in cerca della prodigiosa polvere nera capace di incendiare l'aria, di cui gli orientali sono fini e capaci produttori.


Davanti a loro si para la Grande Muraglia e l'esercito che la presidia. Il caso vuole che il loro arrivo coincida con un attacco di letali creature intenzionate a raggiungere il cuore della Cina.


I due danno il loro contributo e, neanche a dirlo, si ritrovano immischiati nel tentativo dell'esercito di proteggere l'Impero. La situazione volge velocemente al peggio e l'aiuto di William sarà infine determinante.

Quel che ne esce è un film decisamente pop che si apprezza allontanandosi dalla sala, quando la sensazione di aver assistito a uno spettacolo circense si attenua.
The Great Wall intrattiene e non delude, ma non fa gridare al miracolo.

Da rivedere.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 22 febbraio.

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