mercoledì 8 marzo 2017

BLEED - PIU' FORTE DEL DESTINO - La recensione

Quante volte, a causa di qualche problema, vi siete sentiti dire: non ce la puoi fare, è finita.
Quante volte avete pensato che la vita non avesse più valore?


Ben Younger, il regista di 1 Km da Wall Street e di Prime, si è cimentato nuovamente nel duplice ruolo di regista e di soggettista con questa interessante pellicola incentrata sulla storia vera di Vinny Pazienza, arrogante campione di boxe che, a causa di un banale incidente stradale, si ritrova con la consapevolezza di non poter mai più camminare.
Una condanna che non accetterà, con la disperata volontà di sbugiardare prognosi senza speranza.

La storia inizia con Vinny (Miles Teller), giovane e arrogante pugile italo americano, che dopo l'ennesima notte brava è intento a spingere il suo corpo ai limiti per perdere i chili necessari a rientrare nei canoni della categoria dei pesi superleggeri e poter salire sul ring e difendere il titolo di Campione del Mondo contro Roger Mayweather.



Sfortunatamente, la sua tattica “Non paro i colpi, mi difendo sferrando pugni in attacco” non funziona molto, portando il giovane newyorkese a subire una cocente sconfitta e perdere il supporto del suo allenatore che decide di mollarlo senza problemi.

Innamorato del suo lavoro e, senza molte speranze di una vita al di fuori della boxe, Vinny si affida alle cure di Kevin Roach (Aaron Eckhar). Lo stesso trainer che anni prima aveva allenato Mike Tyson pone come condizione imprescindibile che Pazienza inizi con l’abbandonare la categoria superleggeri, esordendo come superwelter, avendone sia la struttura, sia la muscolatura ideale, senza ricorrere a diete improvvisate e distruttive per superare la prova della bilancia.

Il nuovo sodalizio funziona in maniera egregia, portando nuovamente Paz a vincere i suoi incontri, scalando la categoria fino ai vertici. Purtroppo una sfortunata coincidenza porta il pugile a rischiare la vita in un frontale con un’altra vettura.
Ricoverato in ospedale, i medici non nascondono la loro impossibilità di rimetterlo in piedi, il ragazzo sarà costretto per tutta la vita a rimanere paralizzato. L’unica possibilità di concretizzare quello che potrebbe sembrare un parziale miracolo comporterebbe l’utilizzo di una gabbia metallica avvitata direttamente alla scatola cranica, affinché gli tenga il capo assolutamente immobile, evitando il rischio del minimo spostamento delle vertebre.


Dopo un primo momento di sconforto, Vinny riesce a riscoprire in sé stesso la volontà di ricominciare ad allenarsi. I progressi raggiunti fanno si che anche Kevin Roach cominci a credere nuovamente in lui confidando nei risultati ottenuti e permettendogli quindi di ricominciare seriamente gli allenamenti con la speranza di ritornare a vincere.


Impossibile non provare rabbia, tenerezza, compassione e trovarsi alla fine a fare spudoratamente il tifo per Vinny. Si rimane leggermente spiazzati nel vedere che il vero Vinny ha sembianze meno latine rispetto a Miles Teller.
In ogni caso, la mano di Younger si vede, ma si sente anche la magia di un certo produttore esecutivo, quel Martin Scorsese che ormai ci ha insegnato a soffirre con i personaggi di celluloide e di assaporare ogni fotogramma che scorre sullo schermo.

Voto: 7

Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema dal 9 febbraio.

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