mercoledì 1 marzo 2017

CLASSE Z, l'ispirazione del film e il suo valore sociale secondo l'opinione del regista GUIDO CHIESA

Uscirà nei nostri cinema il 30 marzo Classe Z, commedia giovanile ispirata a L'Attimo Fuggente diretta da Guido Chiesa.


Nel film un gruppo di studenti all'ultimo anno di Liceo deve fare i conti con una scuola che cerca di emarginarli, considerandoli soggetti difficili, difficili da integrare.

Scopriamo di più sul film facendo dalle parole del regista.

Come è nata l'idea di questo film?
"La Colorado Film ci ha chiesto di sviluppare una storia ambientata nel mondo della scuola. In questo processo, abbiamo conosciuto i responsabili del portale Scuola Zoo, nato alla fine dello scorso decennio grazie ad uno studente, Paolo De Nadai, che per denunciare lo scarso impegno di alcuni insegnanti aveva postato su Youtube il filmato di un suo professore che dormiva in classe. I promotori del portale ci hanno raccontato la realtà del mondo scolastico dal punto di vista dei ragazzi, delle loro aspettative e problemi."
Classe Z è dalla parte degli studenti o degli insegnanti?
"L’obiettivo era di realizzare una commedia che parlasse del mondo della scuola attraverso il conflitto tra due idee di didattica: una più orientata verso l’efficienza, la meritocrazia e la selezione; un’altra più attenta agli studenti in quanto “persone”, alla loro crescita e creatività."
Che cosa si racconta in scena?
"Il primo giorno dell’ultimo anno, un gruppo di studenti di un liceo scientifico trova ad attenderli una strana sorpresa: sono stati spostati dalle rispettive classi nella neonata sezione H, creata ex novo per loro. Motivo: il sovraffollamento delle classi. Lo spostamento non turba più di tanto i ragazzi e nessuno sentirà la loro mancanza. Sono infatti elementi altamente individualisti e notoriamente problematici. C’è la ragazza che va bene a scuola ma litiga con tutti; la fashion victim che va avanti grazie alle raccomandazioni della mamma; una coppia di gemelli cinesi che parla con accento romano e non lega con nessuno. E poi lo spaccone pluriripetente, il "casinista" continuamente dedito agli scherzi, l’erotomane apatico, l’introverso cronico spesso assente. Per i ragazzi, la vita nella nuova classe è una pacchia. Nella neonata sezione, infatti, i professori tendono a non essere molto severi o a disinteressarsi completamente della didattica. L’unico professore apparentemente intenzionato a cavare qualcosa di buono da questo gruppo di “sfigati” e piantagrane è il giovane supplente d’italiano, Marco Andreoli, ossessionato dalla figura del professor Keating di L’attimo fuggente. Ma anche lui devescontrarsi con il disinteresse e la facinorosità degli studenti, i quali lo bersagliano di scherzi e lo deridono per il suo idealismo. A metà anno, dopo l’ennesima beffa ai suoi danni, Andreoli svela ai ragazzi che la storia del sovraffollamento è una bugia. La verità è che il preside (Alessandro Preziosi) a inizio anno, nel pieno rispetto della legge, ha deciso di fare un esperimento al fine di capire se, togliendo gli alunni “difficili” dalle rispettive classi, il rendimento degli altri studenti sarebbe migliorato. Come minimo, mettendoli in una classe “speciale”, li poteva tenere sotto controllo. Rivelato ciò agli studenti, Andreoli, il quale aveva aderito pieno di entusiasmo al progetto del preside, lascia la scuola riconoscendo il proprio fallimento, pieno di risentimento verso quei ragazzi che non è riuscito ad aiutare. L’abbandono è così radicale che Andreoli non avvisa nessuno, e per questo viene deferito ad una commissione disciplinare per abbandono del posto di lavoro."
Dal racconto, oltre al divertimento, emergono anche riflessioni su temi civili e sociali?
"Classe Z è un film “ad altezza ragazzi” e questa è una grande differenza rispetto a tanti altri titoli sul mondo della scuola, in genere raccontati dal punto di vista dei professori."
L'intento è quello di esibire una critica al nostro sistema scolastico?
"Personalmente ritengo che il nostro sistema scolastico sia decisamente in crisi. Si fonda su un modello ottocentesco nato per eliminare l'analfabetismo e permettere a fasce sempre più vaste della popolazione di emanciparsi tramite l’istruzione. Un modello che aveva come punto di approdo privilegiato il mondo del lavoro industriale, tecnico-scientifico o al massimo accademico. Questo modello oggi non ha più senso. Prima l’Università, adesso la scuola media superiore sono diventati dei grandi parcheggi in cui i ragazzi, in mancanza di posti di lavoro, vengono relegati in attesa di non si più che cosa. Gli unici che possono ancora ambire a un impiego adeguato ai loro studi sono i laureati delle materie tecnico-scientifiche. Soprattutto se di famiglie benestanti o con appoggi. Il nostro modello scolastico non favorisce in alcun modo la creatività, l’inventiva, i talenti che non si inquadrano nella logica programma/verifica/voto. Ciò detto, “Classe Z” non è un film di denuncia, ma nemmeno un divertimento fine a se stesso. Abbiamo cercato di realizzare un film per i giovani ma non giovanilistico. Ho cercato di dar vita ad un’opera in cui i ragazzi si potessero rispecchiare. Ho tentato di mettermi alla loro altezza, cercando di guardarli negli occhi, pur nell’ambito di una commedia."

Di seguito il trailer di Classe Z.



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