sabato 18 marzo 2017

ELLE - La recensione

È tipico di Paul Verhoeven scioccare lo spettatore fin da subito, qui con lo stupro di una donna mentre il gatto di casa, con due indifferenti occhi verdi, osserva la scena. Un inizio crudo e cruento, ma quando l’aggressore fugge dopo essersi goduto la vittima, Lei si rialza e, anziché chiamare la polizia, ordina cibo da asporto. Isabelle Huppert (la protagonista Michèle Leblanc), è superba nel rendere al massimo una donna complessa, complessata, cinica, fredda, dignitosa e indipendente.

Michèle dirige un’azienda che produce videogiochi, un ambiente di lavoro in prevalenza “maschile” e i cui nerd-programmatori hanno col capo-donna un difficile rapporto. Michèle ha molte persone nella sua vita: il figlio fannullone e un po’ ingenuo (Jonas Bloquet) che ha una fidanzata isterica e in dolce attesa (Alice Isaaz), l’ex marito (Charles Berling) che si invaghisce di un’insegnante di yoga (Vimala Pons), il vicino di casa (Laurent Lafitte) da cui è fortemente attratta che ha per moglie una donna casa-chiesa (Virginie Efira), l’anziana madre (Judith Magre) che si fa di Botox e porta avanti una relazione con un gigolò, il padre pluriomicida in galera e l’amico e amante (Christian Berkel), nonché marito della sua migliore amica (Anne Consigny), che Lei usa come un vibratore. Una donna che lavora troppo e ha troppo a cui pensare per soffermarsi sull’“episodio” dello stupro. Qui comincia il thriller: messaggi raccapriccianti lasciati dal misterioso stupratore col passamontagna che sa sempre chi Lei frequenta, dove si trova e cosa indossa. Potrebbe essere chiunque. Michèle, infatti, comincia a sospettare di tutti.

 
Basato sul romanzo di Philippe Djian, adattato per lo schermo da David Birke (e tradotto in francese da Harold Manning), Elle è un perfetto ibrido maniacale: si passa dal dramma (un ritratto al femminile) alla commedia (un affresco sociologico di un’epoca) per sfociare nel thriller con una naturalezza fuori dal comune. Verhoeven sbilancia la tensione e passa dal “whodunit” alla psicologia comportamentale della protagonista. La cinepresa la segue ovunque, come uno stalker, come un amante devoto. Un approccio estremamente provocante. Ogni dialogo è carico di competizione ed esalta intime lotte di potere fra i personaggi per la conquista del predominio. Ogni scelta è perpetrata per ottenere ciò che si vuole. Elle è una pellicola sulle dinamiche di potere dove a prevalere è Lei, mentre l’uomo esce sconfitto: il figlio, l’ex marito, l’amante, persino lo stupratore. Uomini deboli e accidiosi che, seppur alcuni non detestabili, pagano il prezzo di una stupidità senza eguali.

 
Michèle è una donna dalla forte sessualità; per Lei il sesso non appartiene a quei tipici comportamenti “controllabili”, ma è puro istinto. È attratta dal pericolo, ha continue “fantasie” erotiche che la spingono a ricreare lo stupro. Per definizione lo stupro non è un atto consensuale, ma dal momento che diventa tale non si può più definirlo nello stesso modo; ecco che quando Michèle “gioca” con il suo stupratore seriale diventando Lei l’elemento dominante della coppia, lui arretra e impazzisce e perde l’eccitazione. Elle mostra con grande intelligenza le complesse dinamiche tra uomo e donna. Non vi è alcun dubbio che la violenza in Elle è orribile, ma Verhoeven non la erotizza, anzi, la copre con un delicato velo rosso-sangue, mostrando solo qualche innocentissima linea rosa di pelle e il seno di Lei; mentre riversa tutto l’orrore nei prodotti videoludici che l’azienda di Michèle produce e destinati a un mercato di acquirenti esigenti e disturbati, come un’eco allegorica della storia.

 
Elle è arduo da decifrare; affronta situazioni complesse e tematiche forti, molto forti, ma una volta inteso il perfetto taglio anni ’90 che Verhoeven dà alla pellicola, non si può che farsi trascinare dalle situazioni che si presentano e godere dell’incredibile bravura di Isabelle Huppert che riesce a rendere accattivante un personaggio verso cui è difficile provare empatia. Elle è sconcertante e gratificante al tempo stesso. Geniale.

Alessandro Pin

Al cinema dal 23 marzo.

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