giovedì 2 marzo 2017

OMICIDIO ALL'ITALIANA - La recensione del film di Maccio Capatonda ed Herbert Ballerina

La commedia all'italiana è morta, lunga vita alla commedia all'italiana! Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda è riuscito in una delle imprese più disperate: dimostrare che il filone comico nazionale è molto più sano ed in forze di quanto ci si aspettasse.

Non serve sfornare cinepanettoni infarciti di volgarità, donnine poco vestite e tormentoni ormai obsoleti, basta riuscire a raccontare la vita e la morte, dal punto di vista del cittadino medio, della piccola provincia, con dei normalissimi desideri e un pizzico di ambizione.

Capatonda ed Herbert Ballerina ci portano ad Acitrullo, un simpatico paesino indeciso tra la montagna e la campagna. Una di quelle amene località che, per raggiungerla, si rischia di perdere il navigatore tra i meandri di una crisi esistenziale e il rischio di un suicidio volontario dopo i primi duecento tornanti di una strettissima stradina di montagna.

Il sindaco Piero Peluria (Maccio Capatonda), ed il vicesindaco Marino Peluria (Herbert Ballerina), suo fratello, tentano inutilmente di portare il piccolo centro rurale nel ventunesimo secolo cablando il paese con vecchissimo PC, collegato ad un modem 56K connesso al telefono a gettoni della SIP (non è un errore, è ancora un vecchio modello U+I, quelli utilizzati in Italia tra gli anni sessanta e la prima metà degli anni ottanta).
Il tentativo di 'modernizzazione' fallisce miseramente, con il risultato che l'unica mecenate del paese, una nobildonna rimasta sola, decide di non voler più contribuire con i suoi soldi ai folli piani per riuscire a trattenere nel piccolo paese i 16 residenti superstiti.


Decisi a chiedere il perdono della nobildonna, il sindaco e suo fratello, decidono di entrare nell'abitazione della Contessa Ugalda Martirio In Cazzati (Lorenza Guerrieri), trovandosi così casualmente ad assistere alla morte della donna.
I due fratelli agiscono in maniera differente: Marino afferra il telefono, con l'intento di fare il suo dovere di bravo cittadino; Piero, complice una puntata di "Chi l'ha acciso", programma di successo sui crimini efferati, condotto dalla spudorata Donatella Spruzzione (Sabrina Ferilli), decide di mettere in piedi un falso omicidio che consenta ad Acitrullo di diventare una località al pari di Cogne o di un qualsiasi altro luogo dove si sia verificato qualche efferato omicidio.


Nel giro di un fine settimana il paesino, ormai quasi abbandonato, si ritrova ad essere al centro dell'attenzione. La troupe di "Chi l'ha acciso" si trasferisce ad Acitrullo, dove conduce le indagini, con l'appoggio di un commissario fin troppo lieto di lasciare il comando alla squadra della TV.
Anche alcuni tour operator, propongono la gita con l'ammazzata, organizzando un pacchetto tutto compreso sui luoghi della tragedia e la possibilità di fare selfie all'interno della sagoma del cadavere, tracciata sul terreno.

Marcello Macchia e il suo team di pazzi visionari sono stati molto bravi a caratterizzare i personaggi senza eccedere. In alcuni momenti assistiamo a delle macchiette con personaggi così veritieri che difficilmente si può pensare che non siano persone reali.


Impagabile il momento dell'arrivo delle varie troupe televisive, così come è insuperabile la Ferilli quando chiede ai vari testimoni, parenti o anche vittime, di spiegare le loro emozioni.
Insuperabili anche i miracoli di San Ceppato. Non potrete che rimanere a bocca aperta.

Se fino a poco tempo fa ci si lamentava della morte del cinema italiano, sicuramente questi 'cattivi ragazzi' hanno saputo dimostrare il contrario.

Voto: 8
Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema dal 2 marzo.


LE NOTIZIE PIU' LETTE DELL'ULTIMO MESE