domenica 2 aprile 2017

LA VENDETTA DI UN UOMO TRANQUILLO - La recensione

Curro (Luis Callejo) è un criminale di piccolo calibro, lo vediamo in macchina, pronto a partire a tavoletta, mentre suoi complici stanno svaligiando una gioielleria.
Un colpo facile che però non va come previsto: nel negozio viene ferito un anziano e una ragazza perde la vita. I criminali corrono fuori incespicando e perdendo parte del bottino. Curro decide quindi di prendere il volo e lancia la vettura in una fuga a rotta di collo che, purtroppo per lui, finisce male facendogli guadagnare una vacanza di otto anni nelle galere iberiche.


Nel frattempo, sua moglie Ana (Ruth Díaz), che divide la sua vita tra il lavoro di barista, nel piccolo bar di periferia del fratello, e la piccola avuta da Curro durante una visita coniugale in galera, conosce José (Antonio de la Torre), un tipo molto tranquillo, che ha diverse case di proprietà e può quindi permettersi di passare le giornate giocando a carte con gli amici e tentando piuttosto maldestramente di corteggiare Ana. Tentata dalla dolcezza e tranquillità di José, completamente differente dalla vita balorda con Curro, complice anche l'amicizia del suo spasimante con il fratello Juanjo e soprattutto di sua moglie Carmen, Ana finisce a letto con José, scoprendo come la vita possa essere anche piacevole e tranquilla.
Scontata la pena, Curro torna a casa e si ritrova faccia a faccia con la difficile vita al di fuori della prigione, dove anche le persone care sembrano avere qualcosa di sporco da nascondere e dove la diffidenza del criminale si scontra con la vita tranquilla degli altri.
La tensione arriverà a spingere Curro ad alzare le mani verso Ana che, presa la figliola, scapperà con José nascondendosi in una delle sue proprietà. Quando i due uomini si troveranno uno di fronte all'altro, il criminale imparerà che anche la vita al di fuori del carcere può rendere un uomo totalmente differente da quanto ci si aspetta.

Prima fatica come regista e sceneggiatore di Raúl Arévalo, questo film, che può ricordare una sorta di Kill Bill iberico, mantiene una connotazione fresca. Ha forse il difetto di essere piuttosto prevedibile, disseminato di indizi e di suggerimenti un po' ovunque, accompagna il pubblico lungo il percorso narrativo, salvo poi buttare il carico e stracciare in pochi istanti le convinzioni dello spettatore.

Vincitore in patria di 5 premi Goya, 5 Feroz e altri minori, è stato molto apprezzato anche al Festival di Venezia, dove ha conquistato il premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile.

Voto: 7
 
Sergio Raffaele Di Barletta

Al cinema dal 30 marzo

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