giovedì 27 aprile 2017

THE CIRCLE - La recensione

James Posoldt porta sul grande schermo le quasi 400 pagine del romanzo The Circle di Dave Eggers, apportando un pesante lavoro di scrematura e semplificazione e cercando di esaltare al massimo livello l'interpretazione sorniona di Tom Hanks e quella introspettiva di Emma Watson. A emergere sopra a tutto è la riflessione cinica ma realistica della vita così come la viviamo oggi, filtrata dal grande occhio dei social media e della globalizzazione mediatica. The Circle (più il libro che il film) è 1984 dell'era moderna, dove il Grande Fratello da cui cercare di nascondersi siamo sostanzialmente tutti noi.




La giovane Mae Holland (Emma Watson) vive la sua vita in modo insoddisfacente, intrappolata in un lavoro che non l'appaga, in un'amicizia sentimentale che non sboccia, e in una situazione famigliare gravata dalla malattia del padre. A dare una svolta alla sua esistenza arriva l'occasione lavorativa della vita, l'assunzione a The Circle, una sorta di distopica azienda, mix iperrealistico di Google, Facebook e Apple, capitanata dal guru mediatico Eamon Bailey (Tom Hanks).
Il nuovo lavoro la conquista, la affascina. L'azienda la coccola offrendo benefit, aiutando i genitori, ma chiedendo in cambio sempre più partecipazione e trasparenza. La vita di Mae deve prima essere esposta tramite i social, poi attraverso una telecamera sempre puntata su di lei. La privacy della ragazza viene progressivamente meno e lei diventa un simbolo, il manifesto vivente del motto di The Circle: " I segreti sono bugie". E il mondo si lascia conquistare.

Sebbene il film non espliciti quali siano i doppi fini di The Circle nell'imporre al popolo digitale una così estrema trasparenza, questi sono estremamente chiari nella mente di ogni spettatore. L'acquisizione del maggior numero di dati personali di ogni utente rende l'azienda in grado di controllare, prevedere e pilotare le scelte delle persone. Il potere che tale controllo può dare arriva fino ad intaccare le più alte cariche politiche. La possibilità di pilotare le masse diventa sempre più tangibile, ed è proprio il film a darcene una dimostrazione in due scene di notevole impatto emotivo, in cui l'utilizzo di micro camere e dei social media permette la cattura di una delinquente latitante in meno di venti minuti, e il rintracciamento di una specifica persona sconnessa dal mondo dei social in meno di dieci minuti.

Il finale, meno efficace di quello del libro, smorza i toni drammatici dell'intero film, precipitandoci nell'ineluttabilità di un mondo destinato ad essere social, ma aprendo un tenue spiraglio di speranza sulla possibilità di un utilizzo consapevole di tali media.



The Circle è, alla fine dei conti, un film sulla cultura delle moderne corporazioni digitali, sulle internet society, sui grandi personaggi imprenditoriali che mascherano i loro interessi dietro a facili idealismi. E' il giorno d'oggi mascherato da bene assoluto.
La vera pecca, però, è che si percepisce sin dall'inizio che al film manca qualcosa, quello spessore che solo le quasi 400 pagine del libro hanno e che rendono la storia del tutto originale e indipendente.
L'idea che se ne trae è che noi, il popolo digitale, siamo condannati a vivere in una realtà di cui The Circle è solo il prequel. E quella realtà l'abbiamo già vista nella serie britannica Black Mirror.

Da vedere una volta, poi correte a leggere il libro.
 
Massimiliano Martini

Al cinema dal 27 aprile.

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