martedì 16 maggio 2017

I PEGGIORI - La recensione

Non chiamatelo "cinecomic all'italiana" o "spaghetti cinecomic", I Peggiori, contrariamente alle aspettative, non è altro che un malandata commedia italiana mascherata da cinecomic.


Di eroismo da fumetti, di grandi poteri e grandi responsabilità qui non ce n'è nemmeno l'ombra. I Peggiori sembra il figlio apocrifo di quelle trasmissioni come Le Iene o Striscia la Notizia, votate a smascherare i torti trasformandoli in sbeffeggiamento pubblico. E' infatti proprio questo che i due "supereroi" del film fanno, addirittura a pagamento: smascherano e sbeffeggiano sui social chi ha commesso un torto ad altri.

La storia parla di due fratelli, Massimo (Lino Guanciale) e Fabrizio (Vincenzo Alfieri, anche regista del film), che vivono a Napoli con la sorellina più piccola (di 13 anni) Chiara (Sara Tancredi). Sono romani, ma si sono rifugiati nella città campana cercando di smacchiare dell'onta che la madre ha gettato sulla famiglia, truffando un numero imprecisato di investitori e poi fuggendo.
Fabrizio è avvocato, ma fa l'archivista in tribunale. Massimo lavora in un cantiere edile gestito da un albanese e non vede una paga da mesi. In difficoltà economiche e a rischio di perdere l'affidamento della sorella, Massimo convince il più pacato e assennato Fabrizio a trafugare gli stipendi arretrati dall'ufficio del padrone. Col volto coperto da due maschere di Maradona tentano il colpo e riescono involontariamente a portare a galla un traffico di passaporti. Ripresi dalle telecamere i due diventano improbabili eroi del popolino e immediatamente vengono ricercati, oltre che dalle forze dell'ordine, da tanta gente desiderosa di rivalsa su chi ha inflitto loro dei torti.

Che cos'è dunque I Peggiori? E' una consueta commedia italiana, infarcita dei consunti luoghi comuni. Anche il contorno è tutto tranne che originale.


Ci sono le gag in dialetto (sia napoletano sia romano), c'è lo sbeffeggiamento ai soliti stranieri che parlano male italiano, c'è il solito bambino (anzi, bambina) prodigio che sa tutto di informatica, mentre gli adulti (che poi sono poco più di trentenni) non ne capiscono nulla. L'azione poi, quella tipica di ogni buon cinecomic, qui è gestita male, mal coreografata e ben poco comprensibile.

L'unica nota positiva che se ne può trarre è una denuncia, anche se filtrata attraverso la comicità quasi da cinepanettone, al malcostume e al malfunzionamento delle leggi in Italia. Perché quello che rimane più impresso del film, alla fine, è quella frase ripetuta ogni volta che i due "eroi" cercano consigli su come sbarcare il lunario in maniera lecita: "Andate a rubare, tanto siamo in Italia."

Massimiliano Martini

Al cinema dal 18 maggio.

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